La Turba: una suggestiva rievocazione della Passione a Cantiano

Storia, teatro, passione, spiritualità e cultura: La Turba, sacra rappresentazione del Venerdì Santo, che si celebra ogni anno a Cantiano (PU), è tutto questo.  L’appuntamento è per venerdì 25 marzo alle ore 20 nel centro storico del borgo medievale per prendere parte ad un’opera corale che coinvolge un intero paese, in cui valenza sociale e fede si incontrano in una comunità capace di ricreare un evento collettivo. Da qui inizia un viaggio nel tempo, una notte suggestiva da vivere estraniandosi dal presente per calarsi in un’altra epoca…

Cantiano, il paese con vista sul Monte Catria © Archivio comunale di Cantiano

Cantiano, il paese con vista sul Monte Catria © Archivio comunale di Cantiano

Cenni storici

Questa rappresentazione denominata “La Turba” sembra avere origini storiche popolari e ben radicate nella storia. Nel XIII secolo nacquero alcuni movimenti popolari che avevano l’obiettivo di chiedere la pace: donne, uomini e bambini stanchi delle lotte decennali tra guelfi e ghibellini, trovarono un modo corale per dire basta ai conflitti. Esasperati dalla condizione di miseria scesero in piazza per invocare l’aiuto della Vergine Maria, formando spontaneamente una processione di penitenti che, con abiti consunti, solcava le vie dei centri storici d’Italia e d’Europa, testimoniando la sofferenza e la redenzione, cantando e invocando la pace, flagellandosi e battendosi il corpo. Proprio da quest’ultimo gesto nacque la Compagnia dei Battuti che, intorno alle metà del XV secolo, su impulso di San Bernardino da Siena e successivamente la Compagnia del Buon Gesù che rievocava la penitenza e il sacrificio. Piano piano si fece strada in queste processioni anche la caratterizzazione dei personaggi e fu introdotta la figura di Cristo, diventando la Sacra rappresentazione della Passione che ancora oggi viene celebrata a Cantiano. Questo borgo medievale, alle pendici del Monte Catria, immerso nel paesaggio dell’Appennino marchigiano, ha perpetrato nei secoli questa tradizionale rievocazione storica, diventando a poco a poco il teatro privilegiato per personaggi, dialoghi, situazioni e rituali che oggi caratterizzano la Turba. Nei secoli questa manifestazione suggestiva e coinvolgente, si è rinnovata, passando dalla mimica alla parola, diventando sempre più teatrale e sempre più dinamica. Scopriamola insieme…

La manifestazione

“La Turba” coinvolge tutto il centro storico di Cantiano che diventa un grande teatro all’aperto con elementi scenografici architettonici e orografici, figuranti in costume, suggestioni visive, sonore e spirituali.  Il Venerdì Santo che precede la Pasqua, ogni anno in questo paese è un vero è proprio “turbinìo” di sensazioni, ci si ritrova immersi in un altro spazio-tempo, dove si può vivere un’esperienza sia da fedeli sia da spettatori laici. Tutti gli abitanti del borgo, dai giovanissimi ai più anziani, partecipano a questa manifestazione che è percepita come parte della loro storia e delle loro radici. Con il chiarore dell’alba alle 05:30 si inizia il giro delle sette chiese di Cantiano, da qui il percorso si snoda tra i luoghi simbolici della processione. Ci si sveglia tra canti e preghiere e al suono della “battistrangola”, uno strumento realizzato con una tavola di legno sulla quale è inserita, da ciascun lato, una maniglia rotante in ferro che colpisce alcune piastre producendo un suono inconfondibile. Ma questo è solo il risveglio, perché il lungo Venerdì Santo a Cantiano prosegue con l’azione liturgica della Passione di Cristo scandita dai rintocchi di quattro chiese che accompagnano la processione del Santissimo Crocifisso e della Madonna Addolorata fino al colle di S. Ubaldo.

La Turba, il momento di Gesù da Pilato © Maurizio Tansini

La Turba, il momento di Gesù da Pilato © Maurizio Tansini

Quando scende la sera nel borgo medievale e all’ombra del Monte Catria, alle 20, l’atmosfera cambia: ogni azione si carica di un significato storico, religioso e simbolico. Il suono cupo dei tamburi romani preannuncia l’epilogo, i canti e le laudi delle corali riecheggiano davanti ai sagrati delle chiese. Lo spettatore attende l’inizio del percorso e la sensazione è quella di fare parte di un’opera teatrale collettiva, sentita e passionale.

La Turba, Gesù e i due Centurioni © Toni Matteacci

La Turba, Gesù e i due Centurioni © Toni Matteacci

La cospirazione, il tradimento di Giuda e l’Ultima Cena sono i momenti che precedono l’inizio dell’azione drammatica: il processo, la flagellazione e l’Ascesa al Calvario. Piazza Luceoli e il Parco della Rimembranza sono il palcoscenico di queste scene commoventi mentre il colle S. Ubaldo è il luogo deputato alla Crocefissione, al quale si arriva dopo la lunga processione tra i vicoli del paese. La manifestazione si conclude con un momento spettacolare: tre croci vuote vengono innalzate verso il cielo e si preannuncia l’attesa Resurrezione. Chi prende parte a questo evento ritorna a casa pieno di emozioni e consapevole di aver vissuto un’esperienza con una valenza storica, artistica e religiosa unica.

Come ogni anno, La Turba è anticipa dalla rassegna “Percorsi Pasquali” che prevede due eventi. Venerdì 18 marzo è previsto Omaggio dei Cantori del Miserere di Gubbio: musica sacra per le vie del paese, un percorso itinerante per le vie e chiese del centro storico; sabato 19 marzo è la volta della presentazione del libro “La Pasqua è prossima – Una personale lettura del copione Turba” di Mario Corsi (I Quaderni del Chiostro, 2015) presso il Chiostro S. Agostino/sala multimediale. Per ulteriori informazioni scarica il pdf dei Percorsi Pasquali

Scarica il pdf completo Cantiano, La Turba- edizione 2016

Fiaccolata  © Archivio Turba, N. Simoncelli

Fiaccolata © Archivio Turba, N. Simoncelli

Cantiano: storia, arte ed enogastronomia

Partecipare alla Turba è un buon pretesto per conoscere meglio il borgo medievale di Cantiano, in provincia di Pesaro e Urbino, con radici storiche lontane. Da qui sono passati Umbri e Romani, i Barbarossa, i Malatesta e i Montefeltro, un crocevia di popoli e alterne dominazioni che hanno fatto di Cantiano un luogo ambito per la sua posizione strategica lungo la Via Flaminia e che oggi conserva intatto un valore stratificato nei secoli , testimoniato dalla sua storia, dai sui monumenti e dagli edifici religiosi. (foto di Cantiano) Questo borgo ha ben sette chiese, costruite in epoche differenti: dalla Chiesa di Sant’Agostino del 1272 a quella di Sant’Ubaldo che conserva ancora il suo impianto basilicale, fino ad arrivare a Chiaserna dove si trovano dei ruderi dell’Abbazia di S. Angelo e S. Anastasia con degli affreschi ancora visibili nella cupola.

Le Chiese di Cantiano e le opere d'arte custodite all'interno © Comune di Cantiano

Le chiese di Cantiano e le opere d’arte custodite all’interno © Comune di Cantiano

Cantiano conserva un dedalo di vicoli storici intervallati da chiese, piazzette e casette a mattoncini. Il borgo, curato in ogni suo dettaglio, rispecchia l’animo dei suoi abitanti, sempre attenti alla tutela del patrimonio storico-artistico e paesaggistico, oltre ad avere un forte spirito di preservazione della tradizione, come testimoniato dalla Turba e dai due musei nel cuore del paese. Il Museo GeoTerritoriale consente di fare un tuffo nel passato grazie ad una presentazione didattica ed esemplificativa delle fasi evolutive del pianeta Terra per arrivare al territorio di Cantiano e alla sua antropizzazione, mentre il Museo Archeologico e della Via Flaminia “G. C. Corsi conserva reperti strettamente legati al territorio. L’esposizione è frutto di molti appassionati abitanti che hanno raccolto reperti ed in particolare di un cittadino, Giulio Cesare Corsi, che ha dato il nome alla collezione stessa. Cantiano non è soltanto storia e archeologia, ma è anche intrisa di sapori e profumi tipici. Siete curiosi di conoscerli? Il primo è il pane di Chiaserna, prende il nome dalla frazione di seicento abitanti ai piedi del Catria: ha un sapore particolare perché è preparato in filoni di forma allungata leggermente schiacciata, è privo di sale ed ha un caratteristico colore dorato. La preparazione è un segreto custodito gelosamente dai panettieri dei tre forni storici che ancora producono questa varietà tipica della zona. Volete sapere qual è l’elemento che rende unico questo pane? L’acqua, che sgorga pura dalle sorgenti del Catria, utilizzata nell’impasto e unita al lungo processo di lievitazione naturale senza l’uso di additivi e conservanti.

Amarena di Cantiano © Giallo zafferano e Con in faccia un po' di sole. Pane di Chiaserna © Comune di Cantiano

Amarena di Cantiano © dai blog Giallo zafferano e Con in faccia un po’ di sole. Pane di Chiaserna © Comune di Cantiano

L’altro grande sapore di Cantiano è la visciola, una ciliegia selvatica che cresce lungo la Via Flaminia. Nei secoli è stata utilizzata per la produzione di marmellate, frutta sciroppata e per il famoso Vino di Visciola. L’uso di questo frutto, era conosciuto da tempo, come testimonia un’antica lastra litografica conservata nel museo Geoterriotriale che riporta la dicitura Amarena di Cantiano a dimostrazione di una tradizione locale. È noto che, all’inizio del Novecento, due imprenditori del posto producevano questo composto di visciole conservate in sciroppo zuccherato: l’Amarena di Cantiano era talmente buona che persino la Real Casa di Savoia ne richiese una fornitura nel 1928, come attestano i documenti storici dell’epoca. Vi abbiamo incuriosito con questa anticipazione di quello che potrete trovare a Cantiano? Scoprite di più! Cliccate qui  

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