“Raccontaci un Museo delle Marche”: il Palazzo Ducale di Urbino

Vi ricordate il contest “Raccontaci un Museo delle Marche” che abbiamo lanciato qualche mese fa sul blog?
Abbiamo ricevuto tante testimonianze bellissime, emozionanti e molto suggestive che vogliamo ora pubblicare e condividere con voi. Non potevamo non dedicare questo primo racconto al maestoso edificio che ospita la Galleria Nazionale delle Marche: il Palazzo Ducale di Urbino.

 In viaggio verso il cuore del Montefeltro

Il nostro percorso inizia fra le dolci colline del Montefeltro, dove la città di Urbino compare quasi a sorpresa mentre si percorrono le serpeggianti strade che salgono e discendono fra il verde della campagna marchigiana.

Appare come per magia, Urbino è un’opera d’arte che guarda maestosa il variegato territorio circostante, fulcro di quel passaggio fra Medioevo e Rinascimento che ha definito in maniera indelebile, attraverso l’illuminata presenza del Duca Federico da Montefeltro, i contorni della provincia circostante.

urbino paolo mini

Splendida veduta di Urbino. Foto ©Paolo Mini – Città di Urbino

Nelle parole di Giacomo Luiso, uno dei partecipanti al contest “Raccontaci un Museo” ritroviamo questa visione:

Scrigno medievale ricolmo di magia e armonia, adagiato sulle dolci colline delle Marche.Scenario superbo ed irreale, luogo della perfezione, unico nobilitato a custodire il quadro ideale della “Città ideale”. E’ questa visione sublime che trasmette l’Idea della possibilità, quella del benessere dell’uomo legato ai luoghi e alle architetture. Questo “quadro dei quadri” realizza l’ astrazione platonica che si misura, prende vita e si anima con gli edifici di Urbino capolavoro regale dell’Umanità.

Un “palazzo in forma di città”

Antico insediamento romano, Urbino diventa, insieme a Firenze, culla del Rinascimento italiano e centro di una potente signoria che vedeva nella figura del Duca Federico da Montefeltro la sua stella più fiammeggiante.

L’opera più maestosa e presto divenuta simbolo della città è il Palazzo Ducale, edificato nel corso del XV secolo dai più grandi architetti dell’epoca.
Il “Palazzetto della Jole” è il nucleo più antico dell’edificio, voluto dal padre di Federico, Guidantonio,  ed è stato costruito congiungendo due antichi edifici ducali in un palazzo intermedio, semplice e funzionale, su tre piani sotto la guida dell’architetto fiorentino Maso di Bartolomeo.

All’interno di questa porzione di palazzo si trova l’Appartamento di Jole, così chiamato per l’imponente camino ornato dalle figure di Ercole e Jole ed ospita, fra le altre opere d’arte, la lunetta originale in ceramica invetriata di Luca della Robbia, che originariamente decorava l’elegante portale rinascimentale dell’antistante Chiesa di San Domenico.

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Appartamento di Jole: il camino con le figure di Ercole e Jole e la lunetta originale di Luca della Robbia.

La visione del grande mecenate

L’architetto che seppe tradurre più fedelmente l’originalità della visione del Duca da Montefeltro è Luciano Laurana, al quale si devono le invenzioni che hanno reso eterna la sua grandezza: la fiabesca facciata dei Torricini e lo studiolo di Urbino, celebre saletta privata del Duca che ricreava uno spazio dedicato allo studio e alla riflessione.

Proprio questa settimana si chiuderà la mostra “Lo Studiolo del Duca – Il Ritorno degli Uomini Illustri alla Corte di Urbino”, che ha riportato alla sede originaria, per la prima volta dopo secoli, 14 ritratti di uomini illustri attualmente conservati al Louvre, a ricomporre la stanza nella sua completezza. I 14 dipinti ad olio mancanti fanno parte di un gruppo di 28 quadri che dovevano illuminare ed ispirare il Duca durante i suoi momenti di studio. Avete tempo fino al 4 luglio per ammirarli insieme come una volta!

360 dello studiolo

Una vista a 360 gradi dello Studiolo del Duca. Foto www.mostrastudiolourbino.it

Allo stesso Laurana si devono il cortile d’onore, perfetto equilibrio rinascimentale di bellezza e semplicità, la ricchissima biblioteca di manoscritti miniati, la più splendida dell’epoca, e la Sala del Trono.
Quest’ultima, immensa e decorata con grande raffinatezza, rappresenta il grandioso centro della frizzante vita sociale e culturale che il Duca creò alla sua corte durante gli anni di illuminato governo.

Percorrendo le stanze che compongono il palazzo si viene colpiti dalla straordinaria perfezione delle sue forme, così come ci racconta Claudio de Rubertis:

Ero in gita ad Urbino quando, mentre ascoltavo la guida, un raggio di luce cattura la mia attenzione. Girandomi assisto ad un opera d’arte: il gioco prospettico creato dalle porte delle varie stanze del Palazzo Ducale di Urbino, illuminate da dei raggi di sole che passavano attraverso le finestre. Per fortuna non c’era nessuno ad interferire nella composizione, così ho prontamente estratto la mia Nikon D3200 e non ho esitato a fotografare quel gioco prospettico…

into the museum palazzo ducale urbino

Foto inviataci da Claudio de Rubertis per il contest “Raccontaci un Museo delle Marche”

L’eleganza e la funzionalità

Gli ultimi lavori del Palazzo vennero affidati all’architetto senese Francesco di Giorgio Martini che garantì all’edificio la sua forma raffinata ed elegante, fatta di decorazioni ricercate ma semplici, ma mantenendo allo stesso tempo un carattere pratico e funzionale.

Un edificio che il grande mecenate e amante delle arti riempì dei maggiori artisti, scienziati e letterati dell’epoca che celebrarono il Duca e tutto il territorio con opere di incredibile rilevo internazionale. Alcune di queste ancora oggi ammirabili in tutto il loro splendore all’interno della Galleria Nazionale delle Marche. Fra queste, la “Muta” di Raffaello, recentemente tornata a Palazzo dopo un anno di attento e minuzioso restauro e le opere del maestro padre della prospettiva pittorica Piero della Francesca.

la muta di raffaello

La “Muta” di Raffaello si lascia immortalare dopo il rientro a seguito del restauro.

Il palazzo rappresenta uno scrigno che racchiude in sé, forma, visione ed eleganza, tre elementi che si coniugano perfettamente a creare l’ideale di bellezza di un’epoca e che rappresentano la memoria culturale e artistica di un intero territorio. Visitare il Palazzo Ducale significa entrare a far parte di questo ideale, dove l’uomo e il suo intelletto, la sua tecnica, la sua immaginazione sono il centro di un modo disegnatogli tutto intorno.

Giacomo Luiso ci ha scritto anche Sono molto legato alle Marche, regione italiana “a misura d’uomo”, dove lo spazio e il tempo si coniugano in perfetta armonia. Se l’uomo è misura di tutte le cose, come affermava il filosofo Protagora, allora le Marche sono misura del “bello” del nostro Paese. La rinascita, non solo economica, ovvero il nuovo Rinascimento Italiano, non può prescindere da questo territorio stupendo”.

Info utili:

 

 

 

 

 

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