7 meravigliose biblioteche storiche nelle Marche

Le Marche sono una regione ricca di storia e cultura, dove città e piccoli borghi conservano capolavori dell’arte e dove è possibile ammirare paesaggi mozzafiato. Oggi vi accompagniamo in luoghi noti a studiosi e ricercatori ma spesso sconosciuti ai più.

Abbiamo deciso di raccontarvi alcune delle numerose biblioteche storiche, veri e propri tesori distribuiti in tutta la regione, dove rintracciare un’eredità che dobbiamo impegnarci a trasmettere alle generazioni future.

1. Biblioteca di Fonte Avellana (Serra Sant’Abbondio – PU)

Le origini del Monastero di Fonte Avellana, gioiello immerso nel bosco alle pendici del Monte Catria, risalgono alla fine del X secolo, quando alcuni monaci eressero lì il primo eremo. Lo sviluppo del monastero si deve a San Pier Damiani, monaco e dottore della chiesa, che diede il via alla riorganizzazione del monastero rendendolo un punto nevralgico del territorio, dal punto di vista spirituale, culturale e sociale.

Dopo secoli di commenda e dopo la soppressione da parte di Napoleone e successivamente da parte del Regno d’Italia, Fonte Avellana è tornata nel 1935 in mano ai monaci camaldolesi, che l’hanno riportata al suo originario splendore, facendola rinascere come luogo di cultura e di fede.

La sua biblioteca venne fatta allestire nel 1733 dall’Abate Giacinto Boni di Forlì, grande amante delle scienze e delle lettere. Oggi contiene quasi tutto il patrimonio librario antico di Fonte Avellana, dopo che il monastero è riuscito a rientrare in possesso di materiali che erano stati trasferiti in diverse biblioteche. Oggi la sezione antica comprende circa 20.000 testi, datati tra il 1470 e la fine del XIX secolo.

La maggior parte dei codici manoscritti, prodotti nello Scriptorium del monastero, è però conservata nella Biblioteca Vaticana dal 1500; nel monastero marchigiano ne sono rimasti soltanto undici.
Negli anni la biblioteca si è ampliata con una sezione moderna, che custodisce circa 10.000 volumi, per lo più di argomento letterario, storico, filosofico e teologico; venne allestita nel 1965, in occasione del VII centenario della nascita di Dante che, nel Canto XXI del Paradiso della Divina commedia, dialoga con San Pier Damiani facendo intendere ai suoi lettori di essere stato ospite dell’Eremo intorno al 1318.

2. Biblioteca Oliveriana (Pesaro)

Annibale degli Abbati Olivieri, erudito pesarese, nel 1756 decise di donare alla comunità la sua libreria, che comprendeva circa duemila pergamene e diverse migliaia di opere manoscritte e stampate di interesse per la storia e la cultura della città, insieme ad una serie di manufatti antiquari soprattutto provenienti da scavi archeologici della zona. Questa donazione costituisce il cuore dell’attuale Biblioteca e Museo Archeologico Oliveriani.

In un primo momento, la Biblioteca venne allestita nell’attuale Piazza Olivieri, al pianterreno dell’omonimo palazzo, per poi essere trasferita, con il Museo, a Palazzo Almerici dove tutt’ora è ospitata, con una cerimonia di inaugurazione che si svolse il 31 luglio 1892.

La biblioteca ospita tre sale di lettura dedicate a tre grandi uomini di cultura: la prima al fondatore, Annibale degli Abbati, di cui è possibile ammirare un busto in marmo; la seconda all’archeologo e studioso Giovanbattista Passeri e la terza a Giulio Perticari, illustre letterato e linguista.

Al secondo piano di Palazzo Almerici è anche conservato l’Archivio Storico Comunale che, assieme al resto del patrimonio librario, rende l’Oliveriana una biblioteca di particolare importanza a livello Regionale.

3. Biblioteca Planettiana (Jesi – AN)

Lo splendido Palazzo rinascimentale della Signoria ospita dal 1859, a seguito della donazione della libreria del Marchese Angelo Ghisleri, la Biblioteca comunale che prende il nome dal prezioso fondo librario che la famiglia Pianetti donò al Comune di Jesi.

All’interno delle sale sono raccolti numerosi fondi antichi, che comprendono manoscritti, incunaboli e cinquecentine, ottenuti grazie ad importanti donazioni e depositi da parte di privati cittadini e di enti, che, sommati al materiale dei fondi moderni, costituiscono un patrimonio considerevole, sia quantitativamente che qualitativamente. Alla biblioteca si affianca, inoltre, l’Archivio Storico Comunale, frequentemente consultato da studiosi e ricercatori.

Negli anni la Biblioteca jesina ha dato rilievo anche alla sezione di pubblica lettura, incrementando costantemente la propria collezione. Il servizio di prestito e consultazione comprende anche sezioni quali l’emeroteca, la fototeca, la sezione ragazzi e la biblionastroteca (sezione dedicata ai non vedenti).

4. Biblioteca di casa Leopardi (Recanati – MC)

Nel cuore della città dell’Infinito, sorge la biblioteca che vide la luce grazie a Monaldo Leopardi, padre del più celebre Giacomo. Monaldo cominciò fin dalla sua giovinezza a raccogliere e collezionare volumi riuscendo a creare un patrimonio eccezionale per l’epoca.

La sua idea era quella di creare una biblioteca organizzata per i suoi figli ma, ad un certo punto, la collezione si ampliò talmente che egli decise di aprire le porte della sua biblioteca anche agli amici e ai cittadini recanatesi come testimoniato dalla lapide ancora presente in una sala della biblioteca:

FILIIS AMICIS CIVIBVS
MONALDVS DE LEOPARDIS
BIBLIOTHECAM
ANNO MDCCCXII

Anche nel suo testamento, Monaldo sottolineò l’importanza della sua biblioteca e lasciò scritto di averla creata “con grandi cure e dispendj, non solo per vantaggio e comodo dei [suoi] discendenti, ma ancora per utile e bene dei [suoi] concittadini Recanatesi”. Scrisse inoltre “I Primogeniti pro tempore dovranno aprirla di quando in quando a comodo pubblico dei Cittadini, secondo la loro prudenza ed arbitrio”.

Oggi la biblioteca fa parte di un percorso di visita che permette di ammirare i 20.000 volumi, collocati ancora come al momento della sua costituzione, come attestano le schede di catalogazione di Monaldo e dei suoi figli. Si tratta di uno degli spazi aperti al pubblico, visto che l’edificio è ancora l’abitazione privata della famiglia Leopardi.

5. Biblioteca Mozzi-Borgetti (Macerata)

La biblioteca comunale di Macerata è una delle più grandi della Regione, grazie ai circa 400.000 titoli tra i quali l’archivio della locale Accademia dei Catenati e numerosi incunaboli, manoscritti, carte geografiche e fondi giuridici.

Al 1773 risale il fondo originario costituito dalla biblioteca dei gesuiti, nel quale confluirono i testi di corporazioni religiose soppresse, la “Piccola libreria del Comune”, i lasciti di Giuseppe e Bartolomeo Mozzi, di padre Tommaso Maria Borgetti, la cui libreria fu autonoma fino al 1855, quello dello storico d’arte Amico Ricci e di numerose ulteriori donazioni in epoca più recente.

La biblioteca ha sede nell’ex collegio dei gesuiti, nel cuore del capoluogo di provincia. Nel 1773 il Comune acquisì lo stabile per ospitare l’università e per aprire al pubblico la biblioteca, cosa che, tuttavia, avvenne soltanto nel 1787 dopo il restauro della struttura.

6. Biblioteca Romolo Spezioli (Fermo)

La biblioteca comunale venne istituita nel 1688, grazie al sostegno del cardinale Decio Azzolino Junior, di origine fermane, consigliere della regina Cristina di Svezia. Fu grazie al suo impegno finanziario che la biblioteca venne allestita all’interno del Palazzo dei Priori, nella sala oggi chiamata “del mappamondo”.

Nei secoli il patrimonio librario si arricchì grazie a numerose donazioni e lasciti di nobili famiglie; il fondo più importante è quello intitolato a Romolo Spezioli, medico della Regina Cristina di Svezia alla corte di Roma, che lo donò alla città di Fermo a condizione che venisse nominato un bibliotecario. Alla sua morte, lo Spezioli lasciò in eredità tutti i libri ancora in suo possesso al Comune di Fermo.

Bisognò attendere l’Unità d’Italia e gli anni successivi per assistere ad un ampliamento della biblioteca, grazie all’acquisizione di ulteriori fondi e donazioni che comprendevano anche stampe, disegni e scritti musicali.
La Biblioteca ha più di recente allargato la sua raccolta affiancando alla sezione storica una serie di materiali contemporanei: il ricco fondo moderno, periodici correnti, donazioni novecentesche e la Biblioteca Ragazzi.

7. Biblioteca Giulio Gabrielli (Ascoli Piceno)

Il magnifico complesso di Sant’Agostino di Ascoli Piceno ospita la Biblioteca Comunale “Giulio Gabrielli”, dedicata in particolare alle discipline umanistiche; tra i circa 200.000 volumi, anche testi antichi tra cui manoscritti a carattere generale, locale, musicale, incunaboli e cinquecentine.

Tra il materiale più recente, rivestono particolare importanza il fondo locale, con le sue oltre 5000 opere relative alla provincia e alle Marche, la sezione ragazzi e la Sezione Multimediale.

Era il 1733 quando nella città di Ascoli si manifestò la volontà di istituire una biblioteca aperta al pubblico. Tuttavia, questa venne istituita solo nel 1849 con l’acquisto, da parte del Comune, della raccolta dell’avvocato Paolo Perini. A questo primo nucleo vennero aggiunti i fondi archivistici e librari delle soppresse corporazioni religiose; va al bibliotecario, professor Giulio Gabrielli di cui la biblioteca porta il nome, il merito di aver raccolto, ordinato e catalogato tutto questo materiale per consentirne poi l’apertura al pubblico nel 1856.

In qualità di bibliotecario, Gabrielli acquisì numerosi fondi cui si aggiunse il suo personale patrimonio librario, oltre ad una collezione di 13.000 stampe (oggi ospitata nella Pinacoteca cittadina) e un grande album di illustrazioni aventi come soggetti monumenti di Ascoli.

Nel XX secolo la collezione si è ulteriormente arricchita grazie a donazioni importanti. Di particolare interesse il lascito dell’architetto Verrucci-Bey che contiene anche una ricca documentazione d’archivio, in particolare fotografie e disegni relativi ai suoi innumerevoli incarichi ad Alessandria e a Il Cairo per la Corte d’Egitto.

Info utili

Foto di copertina da www.nationalgeographic.it

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