La Via delle Abbazie. Un itinerario nel maceratese

Le Marche, che fin dall’inizio del Medioevo accolsero numerosi monaci provenienti dalla vicina Umbria, possono vantare innumerevoli abbazie sparse sull’intero territorio regionale.

Vi proponiamo un itinerario che vi permetterà di partire per un viaggio alla scoperta della Via delle Abbazie tra Montecosaro e Corridonia, passando per Montelupone, e di scoprire una serie di edifici religiosi tra i più affascinanti per storia, architettura e paesaggio nella provincia di Macerata.

Abbazia di Santa Maria a Pie’ di Chienti

La nostra prima tappa è la chiesa di Santa Maria a Pie’ di Chienti, nota anche come basilica della Santissima Annunziata, che si erge sulla riva sinistra del fiume Chienti, nel comune di Montecosaro, e rappresenta uno dei più importanti esempi di architettura romanica non solo della regione ma dell’intera Italia.

Le prime notizie sul struttura risalgono al 936 d.C., anno nel quale vengono citati la chiesa e uno scomparso monastero tra le proprietà dell’Abbazia di Farfa (Rieti). Nel XX secolo l’ospedale di Santa Maria della Pietà di Camerino la cedette al comune di Montecosaro.
L’edificio subì numerosi rimaneggiamenti soprattutto nel XV secolo, quando venne aggiunto il piano superiore. Ad interventi databili tra il ‘600 e il ‘700 si deve, invece, la sobria facciata in laterizio. Nell’interno a tre navate, di particolare interesse è il complesso absidale con tre absidiole addossate a quella principale, posizionata al centro, a sua volta sormontata dall’abside poligonale della chiesa superiore, che ospita resti di interessanti affreschi di incerta datazione. Nel Novecento furono effettuati ulteriori importanti lavori di restauro e consolidamento.

Abbazia di San Firmano

L’Abbazia di San Firmano, situata nella vallata del fiume Potenza, tra Recanati e Montelupone, fu costruita su una precedente chiesa dedicata a san Giovanni Evangelista, di cui restano ancora tracce nell’edificio.

San Firmano, secondo la biografia dell’Abate Teodorico, nacque attorno all’anno 951 a Fermo oppure, secondo altri, a Recanati. A 20 anni fu ordinato sacerdote e, quindici anni dopo, abbracciò la regola di San Benedetto. Egli fu il primo abate del convento i cui resti sono ancora oggi visibili sulla destra della Chiesa, che venne costruito per volere di una “pia signora” proprietaria di molte terre nei dintorni di Montelupone alla fine del X sec. San Firmano morì nel 992, ma i monaci continuarono ad abitare l’abbazia fino al 1468, contribuendo anche alla bonifica della vallata del Potenza.
Durante i lavori per la ricostruzione della chiesa in seguito ad un crollo, il corpo del primo abate fu sistemato nella cripta, in stile gotico, al cui interno si trovano una statua di San Firmano in terracotta policroma, attribuita ai fratelli Della Robbia, e le reliquie del Santo.
Sulla facciata esterna, al di sopra del portale è collocata una lunetta con al centro un bassorilievo raffigurante una Crocifissione, realizzato scolpendo la parte posteriore di una statua romana. L’interno presenta tre navate, con le due laterali più basse, e un presbiterio molto rialzato, accessibile attraverso una ripida scala.

Abbazia di San Claudio al Chienti

Splendido edificio religioso risalente al V o VI secolo, San Claudio al Chienti rappresenta uno dei più antichi e meglio conservati esempi di architettura romanica in territorio marchigiano.

La maestosa chiesa è strutturata su due livelli e presenta, ai lati della facciata restaurata tra il IX e il XII secolo, due torri cilindriche che, per mezzo di scale a chiocciola, collegano la chiesa inferiore a quella superiore. Di epoca successiva sono lo scalone esterno e il portale in marmo. Al suo interno, l’abbazia presenta cinque absidi semicircolari e due splendidi affreschi gotici che rappresentano San Rocco e San Claudio.
Molte delle caratteristiche strutturali della chiesa sono comuni ad altri edifici religiosi sparsi sul territorio marchigiano, tra cui San Vittore delle Chiuse (a Genga) e Santa Maria delle Moie (a Moie).

Secondo alcune ipotesi storiografiche molto discusse, portate avanti da qualche tempo da diversi studiosi, la chiesa di San Claudio andrebbe identificata con la prima Aquisgrana di Carlo Magno e, secondo alcuni, sotto di essa potrebbe essere sepolto l’imperatore stesso.

L’Abbazia di San Claudio costituisce l’ultima tappa della Via delle Abbazie, ma vi consigliamo altri  due luoghi da visitare nei dintorni per arricchire l’itinerario.

Abbazia di Fiastra

Cosa c’è di meglio di un luogo dove riscoprire il contatto con la natura e ammirare delle bellezze architettoniche? Il posto giusto è l’Abbadia di Fiastra, una riserva naturale istituita nel 1984 a pochi chilometri da Macerata e Tolentino.

L’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra fu fondata nel 1142, quando alcuni monaci cistercensi arrivati da Milano iniziarono la costruzione del monastero. La Chiesa abbaziale, dedicata alla Vergine Maria, fu edificata a tre navate e con l’altare rivolto verso est, sobria e spoglia come caratteristico dell’ordine cistercense. L’edificio è quasi completamente costruito in laterizio, ma è possibile ammirare portali, rosoni e capitelli in pietra, proveniente dalle rovine della vicina città romana di Urbs Salvia, oggi uno dei sette parchi archeologici della Regione Marche. Al suo fianco è ancora esistente il monastero con il suo chiostro, ricostruito nel XV secolo, che oggi ospita il Museo del Vino, la Raccolta Archeologica e il Museo della Civiltà contadina.

L’Abbazia promosse lo sviluppo religioso, economico e sociale dell’area nella quale era situata grazie ai monaci che osservavano la regola di San Benedetto “Ora et labora”. Su invito della Fondazione Giustiniani Bandini, oggi proprietaria dell’area, nel marzo 1985 i monaci cistercensi sono tornati a vivere nell’Abbazia e la loro presenza ha ridato vita all’antico monastero.

Abbazia di Rambona

A pochi chilometri da Macerata, nel comune di Pollenza, nella media valle del Potenza, sorge l’Abbazia di Rambona, fondata da monaci benedettini. Secondo gli storici, la costruzione della chiesa avvenne intorno alla fine del IX secolo per volere della regina Ageltrude e sorse, probabilmente, sui resti di un tempio pagano dedicato alla dea Bona, venerata dai romani. Sui resti di uno dei tanti tempi edificati in suo onore, i monaci costruirono la Badia: il nome Ara Deae Bonae divenne presto Rambona.

Dell’antica struttura rimangono oggi solamente il presbiterio e la cripta. Nel ‘900 la struttura subì una serie di importanti lavori di consolidamento e, contestualmente, venne anche restaurato l’altare che oggi possiamo ammirare nella cripta.

Cose da fare e vedere nei dintorni

Se vorrete proseguire alla scoperta della zona, vi consigliamo di fare un salto a Macerata, Treia o Mogliano mentre, se preferite un viaggio in bicicletta, vi consigliamo alcuni itinerari sui vicini Monti Sibillini oppure uno dei tanti anelli offerti da Marche Outdoor per scoprire su due ruote le bellezze dalle Marche.

E mi raccomando, prima di lasciare la zona, non dimenticate di assaggiare il re dei piatti marchigiani che è proprio tipico del maceratese: i vincisgrassi!

Info utili

Foto di copertina di Paolo D’Angelo

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