L’infanzia di Raffaello Sanzio a Urbino

Chi non conosce Raffaello Sanzio, uno dei più grandi artisti di ogni tempo… Ma forse non tutti sanno che nacque nelle Marche, nella stimolante Corte di Urbino, uno dei principali centri d’arte del Rinascimento. Il Divin Pittore non dimenticò mai la sua terra, tanto che continuò sempre a firmarsi Raphael Urbinas (Raffaello da Urbino). 

Oggi, nel giorno che celebra la sua nascita e la sua morte (nacque a Urbino il 6 aprile 1483 e morì a Roma il 6 aprile 1520), vi vogliamo raccontare la sua infanzia, quello spaccato della sua vita che ha contribuito a renderlo quel grande prodigio che da secoli incanta intere generazioni per la perfezione, delicatezza e purezza delle sue opere.

Quest’anno ricorre inoltre l’anniversario dei 500 anni dalla sua morte, un momento che stavamo celebrando con mostre, eventi speciali, incontri, iniziative. Un appuntamento che, a causa dell’emergenza sanitaria per l’epidemia di Covid-19 è solo rinviato.

Un bambino di nome Raffaello

“Nacque adunque Raffaello in Urbino, città notissima in Italia, l’anno 1483, in venerdì santo, alle tre di notte, da un tale Giovanni de’ Santi, pittore non meno eccellente, ma sì bene uomo di buono ingegno, e atto a indirizzare i figli per quella buona via, che a lui, per mala fortuna sua, non era stata mostra nella sua bellissima gioventù”.

Annuncia così il pittore e storico dell’arte Giorgio Vasari la nascita di uno tra i più grandi geni del Rinascimento e dell’intera storia dell’arte.

Raffaello Sanzio, nasceva ad Urbino il 6 aprile 1483, figlio unico di Giovanni Santi, pittore di buona fama e di Magia di Battista di Nicola Ciarla. Il piccolo Raffaello trascorse l’infanzia tra i colori e i pennelli della bottega del padre e la corte dei Montefeltro, dove passavano i maggiori artisti dell’epoca. Nelle sale di Palazzo Ducale ebbe modo di ammirare le opere di illustri pittori e di conoscere i tanti personaggi che frequentavano la città ducale in un’epoca di assoluto splendore, vivacità intellettuale e artistica.

Via Raffaello, dove si trova la casa natale – Foto di Paolo Mini

Come racconta Antonio Forcellino, uno studioso del Rinascimento di fama europea, l’infanzia di Raffaello fu molto felice ed anomala per l’epoca in cui è vissuto. Ricevette dai genitori amorevoli attenzioni. Pensate che la madre lo allattò fino all’età di due anni, in un’epoca in cui nella media borghesia italiana i piccoli erano affidati alle balie. Questo speciale rapporto segnerà profondamente le future relazioni dell’artista con le donne. Chissà se proprio per questo Raffaello, più di ogni altro pittore a lui contemporaneo, seppe cogliere l’essenza femminile? Nei ritratti di Raffaello, secondo Forcellino, si impone una femminilità nuova, che sprigiona il valore e la virtù profonda che proviene dall’essere donna.

Anche il padre fu fondamentale per la sua presenza attiva e gli stimoli quotidiani nella bottega. Qui Raffaello potè respirare la bellezza dell’arte, coltivare il suo talento già in tenera età e apprendere le nozioni di base delle tecniche artistiche, tra cui quella dell’affresco.

Il ricordo della felicità dell’unione familiare è rappresentato da un dipinto, conservato nella casa natale ad Urbino, che segna il principio dell’arte e dell’esistenza dell’artista: “la Madonna di Casa Santi”, che molti attribuiscono al padre, ma che critici come Ragghianti, Longhi e Brizio definiscono essere il simbolo di un bambino prodigio, dal talento innato, che giovanissimo, a soli 15 anni, avrebbe realizzato una delle sue Madonne più celebri e delicate; per lui la più cara e preziosa.

L’infanzia felice purtroppo fu presto stroncata: a otto anni perdeva tragicamente la madre e a undici, subiva la dipartita del padre. La morte prematura di quest’ultimo, nel 1494, lo costrinse ad affrettare la maturazione in giovanissima età. Ed ecco che l’arte arriva in soccorso per riempire i vuoti e le mancanze.

“Ho contemplato le opere dei più grandi artisti, ho incontrato i potenti e da loro sono stato ammirato, tutto inizia da qui, origine della mia esistenza, rifugio della mia anima”…

La scrittrice, Laura Allievi, autrice di “Raffaello, Il Principe delle Arti”, nel suo sforzo di penetrare dentro l’animo del pittore, ha compreso che il farmaco per il suo dolore è l’arte perché gli permette di “trasferire i pensieri nelle mani e far passare il colore sulla tela per liberare il dolore. (…) l’arte riempiva i miei giorni”.

L’importanza della città di Urbino per Raffaello Sanzio 

E proprio ad Urbino che Raffaello ha «imparato la divina proporzione degli ingegni, soprattutto ha imparato il valore della filosofia, della dignità da dare al suo lavoro di Pittore» (Carlo Bo, 1984).

Determinante per Raffaello fu l’essere nato e cresciuto nella cittadina di Urbino, in quanto centro artistico di primaria importanza che, insieme a Firenze e Roma, divenne la città decisiva per la sua vita. Qui, il Divin Pittore, ancora fanciullo, si trovò a stretto contatto con i maggiori esponenti della pittura dell’epoca, da cui cercò di studiare stili e tecniche alla ricerca del suo personale stile pittorico, che sarà ricco di grazia ed equilibrio.

A Urbino si trova quella che molti identificano come la prima opera del giovanissimo Raffaello. Si tratta della Madonna di Casa Santi, affrescata verso il 1498 in una stanza della casa di famiglia.

Sempre a Urbino si può ammirare La Muta del 1507, presso la Galleria Nazionale delle Marche, che si presume sia il ritratto di Giovanna Feltria, figlia di Federico da Montefeltro e protettrice di Raffaello, per il quale scrisse una lettera di raccomandazione al gonfaloniere Pier Soderini, al fine di agevolare il trasferimento del giovane urbinate a Firenze nel 1504.

Durante il suo percorso artistico, Raffaello lascerà più volte la propria città natia, per poi ritornarvi spesso. Così, una volta terminato il suo lavoro a Perugia, Città di Castello e Firenze, tornò a Urbino per lavorare alle commissioni della corte del Duca.

Raffaello Sanzio morì a Roma il 6 aprile 1520, esattamente nel giorno del suo compleanno. Egli morendo, secondo il Vasari, di Venerdì Santo per una “febbre continua ed acuta”, fu rapito al mondo nel fiore degli anni, lasciando un’offerta pittorica prodigiosa. Aveva solo 37 anni e nessuno può immaginare le ulteriori opere straordinarie che avrebbe potuto regalarci se avesse avuto una vita più lunga.

La casa di Raffaello Sanzio ad Urbino 

Imperdibile è la casa-museo in cui il pittore vide la luce e dove visse i primi anni della sua formazione artistica. L’edificio del XV secolo, fu acquistato dal padre, Giovanni Santi, nel 1460, è oggi un luogo di ricerca, studio e raccolta documenti sul grande artista. In una piccola stanza, ritenuta quella natale di Raffaello, spicca l’affresco la Madonna col Bambino raffigurante la Madonna col Bambino dormiente in grembo, che, assorta nella lettura, stringe a sé il Bambino.

Entrando nella sua casa potrete curiosare tra le pieghe della sua felice infanzia. Al pian terreno, negli spazi che costituivano il cuore della bottega paterna, Raffaello maneggiò i primi colori. Al primo piano, la “Sala Grande”, arricchita con un bel camino cinquecentesco e un soffitto ligneo a cassettoni, ospita alcune opere di Giovanni Santi e copie di dipinti di Raffaello.

Casa natale Raffaello a Urbino – Foto di Guendalina Quattrocchi

Di grande suggestione sono la Cucina con il grande camino, cuore dell’intera casa, e il Cortile dell’abitazione con pozzo, lavabo e pietra per macinare i colori.

Casa natale di Raffaello a Urbino – Foto di Massiliano Fraternale Meloni
Casa natale di Raffaello a Urbino – Foto di Massiliano Fraternale Meloni

Con la morte di Raffaello, la casa passò agli eredi (Ciarla e Vagnini) che se la divisero fra loro. Dopo alterni passaggi, fu l’architetto urbinate Muzio Oddi, a restaurare l’edificio e ad apporre sulla facciata la bella iscrizione latina con l’aggiunta di un distico del Bembo, che ancora oggi possiamo leggere.

Con un decreto del 1873, la dimora rinascimentale divenne sede dell’ Accademia Raffaello, un’istituzione sorta per tutelare la memoria della casa nativa e per custodire le innumerevoli testimonianze.

Al suo interno sono esposti dipinti, sculture, ceramiche, arredi lignei, ecc. Alcuni di questi oggetti sono strettamente connessi a Raffaello (copie di suoi dipinti, bozzetti per il suo monumento, omaggi di altri artisti al Pittore, ecc.); altri sono a documentazione della ricca storia urbinate in campo artistico, civile e religioso (numerosi sono i ritratti di urbinati illustri); altri, infine, costituiscono diretta testimonianza del mito che in varie epoche ha accompagnato la figura di Raffaello.

Lo sapete che è possibile immergersi in un virtual tour all’interno della casa in cui il grande genio dell’arte rinascimentale trascorse i primi anni della sua vita?

Info utili

Nel collage di copertina la foto di Urbino è di Paolo Mini

Ti potrebbe interessare anche...

2 thoughts on “L’infanzia di Raffaello Sanzio a Urbino

  1. Sapevo molte cose su Raffaello. In Italia e in giro per il mondo ho avuto l’opportunità di ammirare con emozione le sue opere.
    Da giovane ho frequentato l’Accademia di Belle Arti di Urbino che è in cima alla via della sua casa natale a fianco del suo monumento.
    Una cosa che non sapevo è che un mio omonimo, dopo la sua morte, ereditò la sua casa natale. Complimenti per l’articolo
    Vitaliano Vagnini

    • Bellissimo resoconto della vita di Raffaello ad Urbino, città ancora oggi molto vicina a quella che era allora…
      La casa di Raffaello di fronte alla Chiesa dove sono sepolti i suoi genitori..se non sbaglio..
      Molto bella anche l’esposizione delle sue opere alle Scuderie del Quirinale oggi usufruibili on -line.
      Rambaldi Roberta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.