Raccontaci le Marche: intervista a Giancarlo Dall’Ara

Dal turismo delle cose al turismo delle persone. Da una promozione turistica tradizionale, a modalità non convenzionali capaci di stimolare persone grazie ai loro giudizi.

Piccole cose che diventano il vero valore da coltivare per un turismo fresco e nuovo legato alle esperienze. Ne parliamo oggi con il professor Giancarlo Dall’Ara.

È un onore intervistare il professor Dall’Ara. Permettendo di darti del tu, rompo il ghiaccio per chiederti una piccola presentazione.

Per chi non ti conosce, chi sei e di cosa di occupi?

Mi occupo di turismo da una vita, ho insegnato marketing nel tursimo all’Università di Perugia e ho scritto diversi libri sul turismo e l’accoglienza.

Nel tempo mi sono specializzato nei mercati di Giappone e Cina, e ho dato vita al network “Chinese Friendly Italy”. Sono Presidente dell’Associazione degli Alberghi Diffusi, e sono anche Presidente dell’Associazione Nazionale Piccoli Musei.

Giancarlo Dall'Ara - turismo delle persone

Stesso borgo nel Montefeltro ma ad un tratto da marchigiano sei diventato romagnolo.

Quali solo i luoghi delle Marche del cuore che vorresti raccontarci?

Le Marche sono una regione infinita, ricca di bellezze, con paesaggi che sembrano dipinti, come scrisse Michel de Montaigne nel suo viaggio verso Ancona.

Mi piacciono soprattutto i borghi, il loro stile di vita, i castelli di Arcevia, le chiese di Sassoferrato, la tranquillità di Castelvecchio, Ripatransone quando non è troppo affollato; mi piacciano molto le colline, soprattuto quelle a sud di Ancona.

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C’è poi l’antico ducato di Urbino che meriterebbe da solo un viaggio in Italia.

Quanto alle città marchigiane, mi piacciono in particolare le piazze, quelle di Ascoli, Fabriano, Fermo, Pesaro…

Vista di Urbino dalla Fortezza Albornoz

Vista di Urbino dalla Fortezza Albornoz

Accoglienza turistica e promozione del territorio viaggiano spesso in due binari separati senza accorgersi che senza la prima fatta bene tutto il resto rischia di risultare un castello di carta.

Quali sono, secondo te, i punti base in cui una destinazione deve investire per fare veramente marketing turistico?

L’unico investimento davvero efficace nel turismo, a mio parere, è quello sulle persone, sulle loro competenze, soprattutto le nuove competenze necessarie per accogliere e contemporaneamente trasformare l’ospite in un alleato.

Non credo nell’efficacia della promozione turistica tradizionale, nelle fiere, nelle campagne pubblicitarie. Sono le persone, il loro grado di soddisfazione, i loro giudizi e i loro commenti che stimolano altre persone, e le invogliano a fare turismo di scoperta o di riscoperta, a scegliere mete insolite o periodi di vacanza diversi da quelli già affollati.

Si parla giustamente molto di turismo sostenibile, ma credo ci sia bisogno anche di un modo di fare marketing anch’esso sostenibile, come è appunto quello che si basa sulle persone.

Credo molto nel turismo nei borghi con alberghi diffusi e piccoli musei in rete per far emergere la realtà autentica dell’Italia non afflitta dal turismo di massa.

Come credi che le Marche possano muoversi ed emergere nel panorama delle destinazioni italiane facendosi notare dai turisti stranieri (cinesi e giapponesi in particolare)?

Non conosco benissimo la strategia della Regione Marche o quello che fanno gli Enti coinvolti nel turismo, ma da quel che vedo ho l’impressione che ci sia poca convinzione nelle proprie risorse, e non penso solo alle bellezze o agli attrattori, penso anche ai personaggi, a geni nati nelle Marche, e che a volte sono più conosciuti nei mercati esteri che da noi, e che sinora – nel migliore dei casi – sono stati oggetto solo di convegni e mostre.

Io penso che nel turismo si stia assistendo ad un passaggio che definirei “dalle cose alle persone”, i monumenti cioè sono importanti, ma, per i viaggiatori sono sempre più importanti gli incontri, i narratori di luoghi, le esperienze che riescono almeno un po’ a trasformarli, ad arricchirli.

Di questo genere di tesori le Marche degli artigiani, dei piccoli musei, dell’ospitalità diffusa, dei residenti innamorati e appassionati, è piena.

Infine, quali suggerimenti vorresti dare a chi desidera venire in vacanza nelle Marche?

Consiglierei di fare un tour delle Marche per vivere qualche ora nelle piazze delle città o dei borghi, sostare nei bar tradizionali, seduti all’aperto, un modo per rimettersi in pace col mondo.

Palazzo dei Capitani ad Ascoli Piceno

Palazzo dei Capitani ad Ascoli Piceno

Conclusione

Giuro, non ci mettiamo d’accordo. Ad ogni fine intervista mi rendo conto della voglia di cambiamento e conoscenza che esiste per fare un turismo sempre più lento, autentico e a contatto con le persone per riscoprire la vera essenza di un territorio.

Ringrazio il professor Dall’Ara per la sua collaborazione e vi consiglio di rileggervi le mie interviste su “Raccontaci le Marche“ per scoprire le Marche con gli occhi chi le ama aggiungendo consigli ed esperienze legate alla propria attività e vita professionale!

Raccontateci pure voi cosa vi fa innamorare delle Marche, basta scriverci e seguire Marche Tourism sui nostri social menzionandoci!

A presto con #destinazionemarcheSilvia

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