Storie di donne marchigiane

Le Marche, unica regione italiana femminile plurale, hanno dato i natali a donne famose in tutto il mondo: letterate, artiste, scienziate e sportive e nel nostro blog abbiamo raccontato le loro storie, ma per l’8 marzo di questo anno così particolare, vogliamo raccontare una storia diversa. 

Quella di donne comuni del secolo scorso che hanno scritto una storia non meno importante e affascinante, che si sono sempre fatte trovare pronte di fronte ai principali cambiamenti dell’età contemporanea. 

Dalla lettura del bellissimo “Dizionario biografico delle Marchigiane” che ha raccolto le biografie di 300 donne che negli ultimi due secoli si sono distinte in ambito politico, civile, culturale, socio-economico, abbiamo scelto di raccontarvi le storie delle prime marchigiane che hanno occupato professioni, posti e ambiti solitamente appannaggio degli uomini nelle libere professioni (la prima avvocata e la prima medica condotta) e nelle istituzioni con la prima sindaca. Ma anche donne che rappresentano mestieri e professioni della civiltà rurale e del modello marchigiano della piccola e media impresa.

Joyce Lussu, la cui nota biografia di intellettuale è legata anch’essa alle Marche, scrive: ”Tutte quelle mani operose guidate da un’intelligenza pacifica, tutto quel crescere di osservazioni e di esperienze, da cui nascono le conoscenze e le scienze utili al vivere e non al morire anzitempo, tutte quelle donne e quegli uomini senza potere, che tenacemente riallacciano i fili del tessuto lacerato da chi si è dimenticato che tutti abbiamo diritto di vivere, non sono forse quelli che dovrebbero decidere che cosa è civiltà?”.

Siete pronti ad iniziare questo viaggio nella storia?

Annunziata Battistelli fu una vergara

Nacque a Jesi il 18 settembre del 1894 da genitori mezzadri. Attraverso una raccolta familiare di documenti scopriamo la figura della “vergara” e il mondo che girava intorno a lei in quella che era la vita della famiglia colonica marchigiana. Con la sua intelligenza, l’attaccamento alla terra e la grande perizia nata dall’esperienza, ha saputo dar vita alla civiltà contadina dalla cui operosità ha poi preso il via il boom economico italiano.

Casolare di Morrovalle – Foto di Enrico Pighetti

La vergara, prototipo della moderna imprenditrice, è una figura chiave della realtà sociale prettamente mezzadrile che ha caratterizzato, fino alla metà del secolo scorso, la nostra regione. Quella mezzadria (patto di origini antichissime fra contadino e proprietario che si associano per la coltivazione di un podere al fine di dividerne a metà prodotti, utili e spese di esercizio) che ha segnato la storia delle Marche e ha disegnato le sue meravigliose colline accuratamente suddivise in appezzamenti regolari che ogni anno cambiavano coltura, colore e aspetto. Per saperne di più vi consigliamo una visita al museo della Mezzadria Sergio Anselmi di Senigallia.

Jesi – Foto di @archico3r (da Instagram)

Alla vergara spettava la gestione completa della casa, del pollaio, dell’orto, del vestiario e della preparazione del cibo per una quindicina di persone. La sua imprenditorialità era una necessità di vita.

Il mattino metteva in tavola una colazione sostanziosa a base di frittata, di verdure o di patate per poter affrontare il lavoro nei campi. A pranzo c’era pasta asciutta o in brodo o con legumi o polenta seguita da pane, frutta fresca o secca e a volte salumi; la cena era a base di pane e verdure accompagnate, raramente, da uova o pesce o un po’ di carne (solo la domenica).

Una volta la settimana doveva fare il pane e in questa occasione preparava con lo stesso impasto la crescia condita con olio, cipolla e rosmarino. Nei giorni festivi poteva fare le tagliatelle ma con poche o addirittura senza uova, perchè lei cercava di venderne il più possibile per avere denaro per le minute spese della casa e per gli abiti e le scarpe di tutti i familiari. In queste occasioni cuoceva anche della carne di coniglio o pollame.

Un altro suo lavoro pesante era quello del bucato che risciacquava nelle acque del vallato. In questa occasione poteva essere aiutata da una serva, cioè da una ragazza proveniente da una famiglia contadina assai povera dell’entroterra, sulla quale lei doveva esercitare un continuo controllo come su tutte le donne della casa. La sua attività e quella degli uomini coincidevano una volta l’anno per la pista, cioè per la lavorazione della parte colonica del maiale il suo parere era determinante nella preparazione di alcuni salumi quali la coppa e i cotechini. 

Olimpia Manoni fu una “fattora”

Nacque a Ostra il 10 novembre del 1885, ultima di cinque figli, crebbe in una condizione modesta ma non povera. Dopo la morte del marito, fattore dai Conti Augusti di Brugnetto di Ripe, allo scoppio della 1° Guerra mondiale il conte la chiamò a colloquio proponendole di sostituire il marito. Sicuro che ne sarebbe stata capace le illustrò i tre tipi di compiti che doveva affrontare: il lavoro dei campi, il bestiame e la contabilità. Di notte copiava i registri di Augusto per esercitarsi a scrivere, di giorno si occupava dei campi e dei mercati, recandosi a cavallo o in corriera in quelli più lontani. Convocò presto i capifamiglia contadini e fece capire che ora era lei al comando. Finita la guerra, tutti gli uomini ritornati accettarono di sottostare a una donna, che restò la fattora, detentrice della cassa aziendale e domestica. 

Enrica Camilletti fu la prima donna manager

Nacque a Osimo il 20 aprile 1931 ed è ricordata come la prima donna manager osimana, fondò negli anni Settanta la Mait, un’azienda che sotto la sua guida, la sua “intelligenza e sensibilità pratica femminile” sarebbe poi divenuta, nell’arco del decennio successivo leader mondiale nella produzione di trivelle, grazie anche ad una brevetto su una perforatrice meccanica semovente. “Una donna forte, intraprendente e dall’animo caparbio che si spese con passione e successo anche in altri fronti oltre a quello dell’imprenditoria”. Fu infatti una delle fondatrici dell’Associazione italiana per il progresso della cardiologia e della cardiochirurgia- sezione Marche di cui fu presidente per molti anni.

Elisa Comani fu la prima donna italiana a iscriversi all’albo dei procuratori di Ancona 

Nacque nel 1893, completò gli studi giuridici a Camerino dove si laureò nel 1915. Svolse il tirocinio ad Ancona e una volta abilitatasi, fu la prima donna italiana a iscriversi, nel giugno dl 1918, all’albo dei procuratori di Ancona. Venne cancellata subito dopo in seguito a ricorso del procuratore del Re e poi confermata dalla legge n.1176 del 17 luglio 1919 che, riconoscendo la capacità giuridica delle donne, apriva loro il mondo delle professioni. 

Ginevra Corinaldesi fu la prima medica condotta delle Marche

Nacque a Serra San Quirico il 2 aprile 1904, figlia di Alfredo, veterinario e di Radegonda Gengaroli, maestra. Frequentò il Liceo Classico di Jesi, conseguì la maturità nel 1923 e si iscrisse a Medicina presso l’Università di Camerino ottenendo la laurea a Pisa il 18 luglio 1929 con una tesi intitolata “Le tecniche della filtrabili del virus della tubercolosi”. Fu una delle pochissime donne a seguire i corsi. Il 21 aprile 1930 ottenne l’abilitazione alla professione medica e ricoprì, come supplente, la carica di medico condotto a Montelparo, piccolo comune dell’entroterra fermano e nel 1935 partecipò al concorso per aggiudicarsi la condotta del paese. Esercitò per ben 20 anni la professione a Montelparo raggiungendo casolari lontani su strade dissestate con ogni mezzo, a piedi, su carri, a dorso di mulo e perfino sulla “tregghia”, una specie di slitta di legno trainata da buoi che venne usata anche per trasportare i malati.

Dovette affrontare inizialmente il pregiudizio e la diffidenza verso una donna che per prima si trovava ad assumere quel ruolo in regione, e seconda in Italia. Ma si integrò ben presto nella nuova realtà conquistandosi la fiducia e la stima di tutti.

Nel 1950 vinse il concorso per una condotta medica a Fermo e lì si trasferì con la sua famiglia esercitando anche le funzioni di medico scolastico e di ufficiale sanitario  nel reparto carcerario. Nel 1988 e nel 1996 ricevette due premi “Creare è donna” ad Ascoli Piceno e “Premio plauso” a Fermo riconoscimenti dovuti all’impegno profuso in favore degli altri e al muro che aveva contribuito ad abbattere inserendosi, con competenza e dedizione, in una professione che all’epoca era ancora tipicamente maschile. Lei stessa parlò di “un’esperienza di rottura densa di vitalità e contrasti, dura e sofferta, ma di una intensità e di una ricchezza uniche” e che aveva contribuito forse a porre una piccola pietra nel processo  di costruzione e di crescita non facile che noi donne stiamo vivendo.” Morì a Fermo il 28 gennaio 1997 e il Comune le ha intitolato l’ex sala giunta.

Ada Natali fu la prima sindaca d’Italia 

Nacque a Massa Fermana il 5 marzo 1898 da Giuseppe, sarto e Argia Germani, maestra. Ottenuto anche lei il diploma da maestra nel 1915 ad Ascoli Piceno iniziò a insegnare nel paese natale rivolgendo la propria attenzione ai più deboli, ai figli dei contadini. Dopo la Liberazione, tornò al suo lavoro di insegnante e alle amministrative del 1946 venne eletta sindaca, la prima in Italia, venendo successivamente riconfermata ed esercitando quel ruolo fino al 1959. Avere una dona alla guida del paese era una dirompente novità, il suo impegno fu massimo così come la vicinanza alle esigenze e ai problemi della popolazione.

Info utili

  • Fonte: “Dizionario biografico delle Marchigiane” (Il lavoro editoriale) contenente le biografie di 300 donne che negli ultimi due secoli si sono distinte in ambito politico, civile, culturale, socio-economico. Realizzato dall’Associazione di Storia Contemporanea di Senigallia, a cura di Lidia Pupilli e Marco Severini. L’opera ha coinvolto 34 ricercatori e si occupa non solo di persone famose, ma anche di donne dei mestieri umili, capaci però di lasciare un segno.
  • Per approfondire l’argomento vi consigliamo la lettura anche di “#leviedelledonnemarchigiane: non solo toponomastica”, a cura di Silvia Alessandrini Calisti, Silvia Casilio, Ninfa Contigiani e Claudia Santoni, ODGEdizioni, 2017. Il volume raccoglie le biografie delle donne votate nel contesto del progetto social #leviedelledonnemarchigiane promosso dall’Osservatorio di Genere e accolto dal Consiglio delle donne del Comune di Macerata al fine di recuperare la memoria di donne del passato protagoniste della società marchigiana e ad oggi proposte come meritevoli di intitolazioni di vie e spazi pubblici delle città delle Marche.

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