10 cose da fare e vedere a Fabriano

Fabriano è la città che non ti aspetti, che va visitata a piedi, tra le viuzze del centro, perché si scopre camminando, complice le distanze che si accorciano, che ti permettono di passare da una piazza all’altra in 5 minuti.

Oggi vi raccontiamo 10 cose da fare e vedere in quella che è conosciuta almeno in tutta Europa come la Città della Carta, ma che in realtà è la città dell’industria, del Rinascimento, la Città Creativa dell’Unesco, immersa nel verde del Parco e delle montagne che la circondano, dove si mangia bene, dove puoi trovare un museo che non ti aspetti, dai mestieri in bicicletta al pianoforte, passando dalle “Terre del Gentile” alle opere di Salvador Dalì, fino alla magia, ad appena dieci minuti di macchina, delle vicine Grotte di Frasassi. E allora, questa volta, sarà proprio un fabrianese – che scrive – a raccontarvela!

1) Il Museo della Carta, un mantra!

A sinistra gli studenti intenti a preparare la carta a mano; a destra una delle filigrane esposte (Foto Fabriano Turismo)

Quando dici Fabriano dici Città della Carta, delle Cartiere che oggi producono principalmente carta da banconote ma che una volta era famosa per i fogli da disegno F4. In centro, di fianco ai giardini Regina Margherita, troviamo il Museo della Carta e della Filigrana, che è visitato da migliaia di turisti e scolaresche ogni anno. Partendo dalla fabbricazione a mano della carta fino ad arrivare all’esposizione delle filigrane, si può percorrere il viaggio storico della carta.

Ci sarà l’opportunità di sporcarsi le mani nella “pasta” di materie prime che costituiranno il foglio di carta, proprio come facevano i mastri cartai fabrianesi del XIII secolo. Utilizzando un telaio, agitandolo opportunamente, si arriverà ad un foglio colmo di acqua e fibre da adagiare su un feltro di lana: feltro sopra feltro, sotto il peso di una pressa idraulica, si compie la magia, ovvero un foglio di carta fatto a mano.

Dentro il museo le appassionate e preparate guide non dimenticano mai di parlare delle curiosità, come ad esempio la carta fatta con i carciofi o le banconote più rare al mondo. Uscendo, lungo il tragitto per il centro storico, si potrà fare anche una breve sosta per visitare le Cappelle Giottesche del 1300, nella Cattedrale di San Venanzo, (attribuibili ad Allegretto di Nuzio, scoperte nel 1909 dopo aver rimosso la calce posizionata a protezione dalla peste).

2) Il Pianoforte e i Mestieri in Bicicletta: musica d’altri tempi

A sinistra un pianoforte, a destra una anticpa bicicletta

Il museo del Pianoforte e degli Antichi Mestieri in Bicicletta (foto a destra dal sito www.mestieriinbicicletta.it)

Un tuffo nel classico e nel passato lo si può fare visitando il Museo del Pianoforte Storico e del Suono o quello degli Antichi Mestieri in Bicicletta. Il primo offre una esposizione di ben 18 pianoforti storici da fine ‘700 ai primi del ‘900, con un vero e proprio viaggio nella storia dell’evoluzione del pianoforte e, parallelamente, della musica dei grandissimi compositori.

Un incontro ravvicinato con Bach, Mozart, Beethoven e Chopin e con gli strumenti originali su cui hanno composto ed eseguito i loro brani più famosi. Tutte le visite guidate si trasformano in mini concerti dal vivo con costumi d’epoca… insomma un’esperienza davvero unica!

Il secondo, invece, permette di tornare indietro nel tempo, nella tradizione contadina dei nostri nonni che vivevano in campagna, con l’arrotino, il barbiere o il lattaio che veniva nella casa circondata dai campi, fino al parroco – attrezzato per la benedizione – o al calzolaio. I “Mestieri in bicicletta” raccontano lo sforzo e la fatica per risolvere i problemi della quotidianità di un tempo e ricominciare a vivere, con il sudore del proprio lavoro, una esistenza dignitosa nei periodi difficili del dopoguerra. Sono ben 87 le biciclette della collezione, tutte rigorosamente originali.

4) La Farmacia Mazzolini-Giuseppucci, un museo di erbe e benessere

Interno di un edificio storico, tutto in legno, con scaffali e sedie

(L’interno della Farmacia Mazzolini-Giuseppucci – Foto dal sito www.1896.it)

Si chiama Museo Farmacia Mazzolini e Giuseppucci 1896 Scienza e Natura ed è interamente intagliato nel legno alla fine dell’800; si trova a stretto ridosso della bellissima Piazza del Comune e dell’annessa Fontana Sturinaldo, sotto l’arco del Palazzo del Podestà ed è uno scrigno incantato.

La foto che pubblichiamo dice tutto. Perché andarci? Perché è un “Museo di se stessa” e perché ancora oggi – come recita la home page – “l’odore inconfondibile del legno accoglie i visitatori e si unisce a quello delle piante aromatiche e officinali, protagoniste del ricco bookshop di preparati erboristici e cosmetici naturali”. E’ piccola, è profumata, è antica ed è unica nel suo genere!

5) Una pausa con salame di Fabriano, birra e… miele invecchiato

Salume affettato con coltello

(Foto Fabriano Turismo)

Mangiare e bere, a Fabriano, non è un problema: se camminate fino alla cosiddetta Piazza Bassa (che Google Map chiama Piazza Garibaldi) trovate il mercato coperto, dove un tempo c’erano frutta e verdura a volontà prodotte dai contadini del posto.

Oggi trovate invece un posticino davvero particolare in cui mangiare le specialità fabrianesi, acquistando anche il Salame di Fabriano (presidio Slow Food) direttamente dal punto vendita del Consorzio per la produzione e la tutela del Salame di Fabriano (ecco l’elenco completo dei produttori di salumi).

Sapevate che esiste anche il Salame di Fico-Miele, anche perché – sempre a Fabriano – c’è da anni una particolare produzione di miele invecchiato in barrique e idromiele? Salame e miele a parte, poi, da tempo ha preso campo anche la birra di alta qualità, prodotta da piccoli birrifici, tra i quali segnaliamo l’Ibeer, a Collegiglioni, oltre al birrificio della tenuta di San Cassiano, all’interno della quale sorge anche l’Abbazia di San Cassiano in Valbagnola, che produce la birra Millecento.

Completa l’elenco l’altrettanto particolare Birrificio Agricolo Chiaraluce (Bach) situato nella frazione di Sant’Elia, oltre alla birroteca Lo Sverso, nella quale è possibile degustare birre artigianali locali e di tutta Italia. Birra, vini, miele e visciole possono essere acquistate seguendo questo l’elenco dei produttori.

6) La Pinacoteca Molajoli: da Mannucci alle opere di Pomodoro e Dalì

Famiglia davanti a quadri

Visitatori nella sezione “La casa di Ester” (Foto Fabriano Turismo)

La Pinacoteca civica “Bruno Molajoli” si compone di due collezioni: quella storica, che raccoglie opere di arte sacra provenienti da chiese e abbazie di Fabriano e dintorni dal 1200 al 1700, e quella di arte moderna e contemporanea – intitolata “La casa di Ester”.

Quest’ultima è frutto di una donazione privata effettuata da Ester Merloni, con due sale che espongono opere di alcuni degli artisti più importanti del Novecento italiano da Burri a De Chirico, da Fontana a Manzù. Ogni domenica si trovano laboratori rivolti a bambini e alle loro famiglie, grazie alla rassegna “Un’altra domenica”, che ha lo scopo di educare all’arte, attraverso attività sperimentali e ludico-creative.

Annessa alla Pinacoteca troviamo il Museo Guelfo, che rappresenta una nuova struttura civica dedicata alla collezione di Guelfo e Marisa Bianchini, nel quale sono esposte opere dello stesso artista fabrianese e una collezione grafica di artisti tra i più famosi al mondo (Dalì, Mirò, Chagall, De Chirico e Man Ra, tanto per citarne qualcuno).

7) Nel cuore del Parco, tra abbazie e “Terre del Gentile”

Alcune immagini del foliage nelle Marche

Parlare del Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi meriterebbe un capitolo a sé, ma di certo va detto che Fabriano è letteralmente immersa negli oltre 10 mila ettari di flora e fauna (la più grande area protetta dell’intera regione Marche) che fanno da guscio alla Gola e alle sottostanti Grotte di Frasassi, méta di migliaia di turisti che rimangono a bocca aperta, dopo essere stati in fila per entrarvi. Ma il Parco nasconde anche altre piccole perle: dall’Aula Verde di Valleremita (visitata ogni anno da decine di scolaresche), al magnifico faggeto che circonda l’Eremo di San Silvestro.

Sapevate ad esempio che l’eremita di nome Silvestro (che faceva accorre molti pellegrini per la sua fama di santità) fece così allungare – benedendola – la trave portante che sorregge il monastero stesso, dopo che un operaio la tagliò troppo, mettendo a rischio l’intera costruzione? Per gli amanti del foliage (leggete gli Itinerari del foliage nelle Marche) troviamo inoltre, a Santa Maria in Val di Castro, un altro faggeto – questa volta secolare – mentre un raro bosco di castagno protegge l’Abbazia di San Salvatore di Valdicastro, a Poggio San Romualdo.

Questi rappresentano solo alcuni degli esempi di quelle che vengono chiamate le “Terre del Gentile”: un progetto di valorizzazione del territorio che parte dalle bellezze naturalistiche fino a comprendere musei, abbazie e quant’altro.

8) Teatro Gentile e Oratorio della Carità: due tappe nel classico

Interno del teatro, con palchi, sipario e sedie

L’interno del Teatro Gentile (Foto ©Victor Torresan)

Costruito ed inaugurato nel lontano 1692, quello che oggi è il Teatro Gentile (in passato Teatro dell’Aurora, poi Teatro Camurio) venne raso al suolo nel 1863 per poi risorgere nel 1884 con la rappresentazione dell’Aida.

E’ considerato uno dei teatri più belli ed eleganti delle Marche; è noto per l’eccellente acustica ed è considerata una vera e propria bomboniera per la città, con il bellissimo sipario del Serra raffigurante Gentile da Fabriano.

Una curiosità? La presenza di retropalchi in corrispondenza dei palchetti: queste strutture apparivano come dei veri e propri salottini, arredati con divanetti e tavoli, e avevano la funzione di creare un angolo relax durante gli spettacoli. Annesso al Teatro troviamo il Ridotto, spesso utilizzato per recite, conferenze, riunioni o convegni di grande spessore culturale.

Facendo una semplice scalinata, si accede poi all’Oratorio della Carità, decorato alla fine del XVI secolo con un prezioso ciclo affrescato, raffigurante le opere di Misericordia Spirituale e Corporale, realizzato da Filippo Bellini sul finire del ‘500. Ben 14 riquadri riportati “alla luce” in seguito allo spostamento del deposito della Biblioteca comunale, dopo il 1997, quando vennero restaurati regalando una location prestigiosa per il Comune.

9) La Biblioteca Multimediale, nel 2019 protagonista del Meeting Unesco

Interno di biblioteca, con sedie e maxi schermo

La Biblioteca Multimediale (Foto Fabriano Turismo)

In occasione dell‘Annual Meeting Unesco che si svolgerà a Fabriano, la Biblioteca Multimediale “Romualdo Sassi” ospiterà il padiglione della letteratura. Il progetto – ancora in via di definizione – rappresenta l’evento più importante organizzato periodicamente dal Network delle Città Creative Unesco e porterà nella città marchigiana, dal 10 al 15 giugno 2019, i rappresentanti e delegati di 180 città del mondo per fare il punto e confrontarsi su missione, obiettivi e strategie future del Unesco.
Arriverà il Segretariato Unesco e circa 400 ospiti tra delegati, istituzioni e personalità provenienti da ogni parte del mondo, con una grande occasione di visibilità e sviluppo turistico. Nell’attesa, la Biblioteca Multimediale, in posizione centralissima, è oggi uno spazio interattivo adatto ad accogliere, condividere e promuovere idee e progetti, in grado di ampliare ed innovare l’offerta culturale complessiva della città.

10) Passeggiando nella “Città dei Vicoli”

Panorama della città dall'alto, con testi e campanile

Foto Fabriano Turismo

Fabriano, lo abbiamo già detto, è una città che si può – anzi si deve – percorrere a piedi, perché solo così si riesce ad assaporare la frenesia quotidiana di una giornata qualunque. Potete prendere un caffè in centro, immersi nelle chiacchiericcio dei pensionati, passando dalle Logge al ben più imponente Loggiato (utilizzato per le riprese della fiction Che Dio ci aiuti), entrando nelle varie attività commerciali presenti oppure, il sabato mattina, facendo un giro nell’affollato mercato settimanale.

Camminando camminando poi, si può scorgere lo stemma in pietra che oggi è anche stemma della città, ovvero un fabbro (che la storia stabilì fosse Mastro Marino) intento a lavorare di incudine e martello sopra un ponte, il ponte dell’Aèra. Tutt’oggi quel ponte è sotterraneo ed oggetto di un intenso dibattito per riportarlo alla luce, come del resto un tratto di fiume Giano che attraversa alcune abitazioni del centro per poi sfociare in un tratto che è stato riqualificato, appena pochi metri più in là.

Proseguendo la passeggiata, si arriva a quella che alcuni hanno soprannominato la “Città dei Vicoli”, ovvero i vicoli delle Porte del Piano e quelli del Borgo, un intreccio di incroci di stradine, a traffico limitato, dove si incontrano gatti e per lo più anziani, tra balconi e vasi fioriti che meritano di essere osservati, facendo quel che consigliava Marcel Proust, ovvero guardare le cose con altri occhi.

Info utili:

Si ringrazia per la collaborazione lo IAT di Fabriano.

La foto in evidenza è di Victor Torresan.

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