5 proverbi per 5 province delle Marche

La cultura popolare delle Marche si racconta attraverso la voce ironica e pungente dei suoi mille proverbi e modi di dire, eterogenei e variegati come le tante sfumature dialettali del suo territorio. 

Ricordate il film cult di qualche anno fa “Il favoloso mondo di Amelié”? Nella scena in cui l’amica della protagonista mette alla prova il pretendente della ragazza, lo fa interrogandolo sui proverbi e i modi di dire, perché “a casa mia si dice che chi conosce i proverbi non può essere cattivo”. Mi è sempre sembrata una considerazione sensata, perché i proverbi si ricollegano a un sapere che non si studia sui libri, che non si acquisisce all’università, ma che proviene dalle nostre radici, dalla nostra cultura, da come siamo stati educati. I proverbi superano i confini e le culture, perché fanno parte della tradizione orale di tutte le lingue del mondo, alcuni sono simili fra loro, altri sono caratteristici di un particolare luogo e piantano i piedi sulla terra che calpestiamo e viviamo ogni giorno.

Campagne di Ascoli Piceno. Foto di Maria Uspenskaya

Così, con la convinzione di poter scoprire un po’ di più sulle Marche attraverso queste briciole di saggezza dal passato, questi documenti di cultura popolare, vi presento una selezione di detti condensati in 5 proverbi per 5 province.

Provincia di Pesaro Urbino

So’ de Fan, fag el brâv, casc per tèra e pu m’arlév!

La solerzia dei marchigiani emerge da questo detto che viene da Fano e recita testualmente: “Sono di Fano e me ne vanto, casco in terra e mi rialzo”. È l’esaltazione delle buone qualità dei fanesi, che sanno rialzarsi dopo un evento sfortunato e riprendere in mano la situazione.

Il porto di Fano. Foto di Massimo Radi

Ci fa pensare all’operosità della tradizione marinara fanese e, in generale, alla qualità che viene spesso attribuita a tutti i marchigiani, cioè quella di sapersi rimboccare le maniche e andare avanti anche in momenti di crisi o difficoltà.

Provincia di Ancona

Se vai a Lureto e nun vai a Scirolo vedi la madre ma nun vedi el fiolo.

Questo detto è molto conosciuto, ma sapete veramente a cosa si riferisce? La Madre è facilmente identificabile nella Madonna di Loreto e nella Santa Casa custodita all’interno della maestosa Basilica meta di pellegrini da tutto il mondo. Ma il Figliolo? Si tratta di un invito rivolto proprio ai pellegrini in visita a Loreto a proseguire il cammino a piedi verso Sirolo, dove dovrebbe essere custodito il “Fiolo”, cioè il SS. Crocifisso di Sirolo.

Una visione suggestiva della Basilica di Loreto. Foto di Giornata Taddei

In realtà, questi si trova nella chiesa di Numana, a poca distanza da Sirolo, che un tempo era identificata con essa. Il detto è proprio una buona occasione per godere di una rilassante passeggiata lungo il fiume Musone, costeggiando le sue rive pianeggianti immersi nella vegetazione circostante. 

Provincia di Macerata

Chi vòl soffrì le pene de l’inferno, l’estate a Jesi a Cingoli l’inverno

Questo famosissimo detto attraversa due province, quella di Ancona e quella di Macerata, ma è conosciuto un po’ dappertutto. Ci dice qualcosa in più, in maniera simpatica e irriverente, sulle due città citate, mettendone a confronto le caratteristiche da un punto di vista geografico. Jesi, adagiata in una valle, è racchiusa da un’imponente e ben conservata cinta muraria che la raccoglie in un centro storico disseminato di palazzi nobiliari e splendide architetture. È dunque una città fortificata che, non affacciandosi sul mare, in estate non è toccata dalla brezza marina.

Le colline viste da Cingoli, balcone delle Marche. Foto di Sara Bossoletti da Instagram

Cingoli, al contrario, domina dalla sommità del Monte Circe tutta la valle circostante e vanta una vista a 360° che spazia dalle montagne al mare. Questa posizione panoramica, che le ha garantito il soprannome di “Balcone delle Marche” è, d’altra parte, più esposta alle intemperie in inverno.

Provincia di Fermo

Lu Girò, lu campanò e lu portò de Paccarò

Se dovessimo scegliere un detto capace di esaltare le bellezze artistiche e architettoniche della città, sarebbe proprio questo!

Fermo immortalata dalla macchina fotografica di Veronica Spanu

È la rappresentazione delle rarità e delle peculiarità di questa provincia marchigiana che si traducono nel colle del Girfalco (Giró) dove sorge la maestosa Cattedrale di Santa Maria Assunta, Duomo di Fermo; nel campanile del Duomo o della chiesa di San Domenico a seconda delle versioni (lu campanò); e nel Portone di Palazzo Paccaroni (lu portò de Paccarò) splendido portale costruito da Giovanni Mistichelli intorno al 1600 che affaccia sulla chiesa di San Filippo Neri. Palazzo Paccaroni ospita attualmente i Musei Scientifici della città di Fermo. 

Il portone di Palazzo Paccaroni. Foto di Vista Lucarelli

Provincia di Ascoli Piceno

Quanne ‘rréve giuveddé grasse, pégne e fressóre fà fracasse 

Finiamo in bellezza con un proverbio che esalta il gusto e la tradizione culinaria marchigiana e, in questo caso, di Ascoli Piceno. Il detto si riferisce a Giovedì Grasso, durante il periodo di Carnevale, che vede impegnate pentole e padelle a friggere ininterrottamente i tipici dolci della tradizione, facendo quindi un gran “fracasso” per il tanto “spentolare”.

Ad Ascoli il fritto è una cosa seria: le olive all’ascolana sono conosciute in tutto il mondo e il fritto misto che si cucina nel territorio, ma anche in tutte le Marche con diverse varianti a seconda della zona, è una delle prelibatezze di cui noi marchigiani andiamo fieri e non possiamo veramente fare a meno!

Un in votante piatto di olive all’ascolana. Foto di Maurizio Paradisi

Che ne dite di condividere con noi i vostri detti preferiti delle Marche? Quali curiosità ci volete raccontare? Fatecelo sapere nei commenti!

Foto di copertina di Vincenzo Mollaretti

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