San Martino: proverbi e prodotti tipici delle Marche

“La nebbia a gl’irti colli piovigginando sale, e sotto il maestrale urla e biancheggia il mar; ma per le vie del borgo dal ribollir de’ tini va l’aspro odor de i vini l’anime a rallegrar” (Giosuè Carducci)

Tra credenze popolari e affascinanti leggende l’11 novembre, per tradizione, è il giorno in cui si ringrazia San Martino per la nuova produzione di vino e di olio. Scopriamo qualcosa di più su proverbi, riti, usanze e tradizioni gastronomiche legate a questo santo, fra i più celebri sin dal Medioevo, patrono di un bellissimo borgo delle Marche.

Si tratta di Monte San Martino, arroccato su uno sperone di roccia a 603 metri sul livello del mare che custodisce ben tre polittici dei fratelli Crivelli, dei gioielli artistici quattrocenteschi di inestimabile valore. E da una di queste meravigliose opere partiamo per raccontarvi chi era questo santo amato e venerato in tutto l’Occidente.

San Martino nel Polittico di Monte San Martino

Quello che vedete è il San Martino dipinto sul maestoso polittico attribuito, unica opera al mondo, alla collaborazione tra i fratelli Carlo e Vittore Crivelli custodito all’interno della Chiesa di San Martino Vescovo a Monte San Martino.

Per le particolari caratteristiche stilistiche è stata attribuita a Carlo l’esecuzione della figura di San Martino che “ha saputo servirsi, con estrema abilità, di un ristrettissimo spazio per creare una composizione grandiosa, come appare nel San Martino che a cavallo divide con il povero il suo mantello” (Pietro Zampetti). Per vedere l’intero polittico cliccate qui.

Chi era San Martino?

La storia del Santo affonda le radici in tempi lontani. Era un vescovo e confessore francese venerato come santo dalla Chiesa Cattolica, Ortodossa e Copta, nato da genitori pagani nel 316 o 317 d.C. a Sabaria Sicca, in Pannonia, l’attuale Ungheria.

La storia del mantello: secondo la tradizione, nel vedere un mendicante seminudo patire il freddo durante un acquazzone gli donò metà del suo mantello; poco dopo incontrò un altro mendicante e gli regalò l’altra metà. Subito il cielo si schiarì e la temperatura si fece più mite.

Deriva da questo l’ espressione “estate di San Martino” che indica un eventuale periodo autunnale in cui il sole torna a splendere e a scaldare, dopo i primi freddi.

La sua ricorrenza cade l’11 Novembre, il giorno dei suoi funerali a Tours. Questa data è diventata una festa straordinaria in tutto l’Occidente, grazie alla sua popolare fama di santità e al numero notevole di cristiani che portavano il nome di Martino.

San Martino è considerato patrono dei soldati, dei viaggiatori e dei mendicanti, ma è anche ritenuto il patrono dei traditi. Sapete perché?Una volta per la festa di San Martino si svolgeva la fiera più importante di animali con le corna: mucche, buoi, tori, capre, montoni. Perciò la fantasia popolare ha promosso San Martino a ironico patrono dei mariti traditi.

“San Martino, tre giorni e un pocolino”

In tema di proverbi non dimentichiamo “San Martino tre giorni e un pocolino” che ci annuncia la cosiddetta “Estate di San Martino” ovvero che ci potrebbero attendere 3 giorni e mezzo di clima quasi estivo. Lo sapete che secondo un vecchio detto, se il tempo è bello questi giorni, lo sarà anche l’inverno e se il tempo è freddo durante l’Estate di San Martino, l’inverno sarà molto freddo? 

In termini scientifici, questo fenomeno è spiegabile con la presenza di un anticiclone che si ripercuote quasi ovunque nel mondo, causando condizioni metereologiche estremamente miti o comunque meno rigide delle classiche temperature invernali.

“A San Martino ogni mosto diventa vino”

A San Martino, nelle Marche e non solo, è simbolicamente associata la maturazione del vino nuovo e la fine simbolica delle attività agricole. Per questo motivo l’11 novembre si è soliti fare un bilancio del raccolto ed assaggiare il primo vino: i mosti messi da parte durante la vendemmia, infatti, sono ormai diventati vini novelli e, dunque, possono essere degustati per la prima volta. In questa giornata, allora, sia nei secoli passati che oggi, si festeggia il primo vino dell’anno dopo la faticosa stagione della vendemmia.

Le tipicità di San Martino nelle Marche

La vernaccia di Serrapetrona

Il profumo è aromatico e ricorda la frutta rossa matura, le marmellate e i fiori appassiti. La Vernaccia di Serrapetrona è uno spumante rosso DOCG dolce o secco, spumantizzato con metodo charmat o classico champenois, prodotto in un piccolo territorio marchigiano, di appena 45 ettari, compreso tra i comuni di Serrapetrona, Belforte del Chienti e San Severino Marche. 

Le origini di questo vino si intreccia con il meraviglioso borgo medioevale in provincia di Macerata che porta il suo nome, arroccato sulle colline (a circa 500 metri d’altezza) e dominante il lago di Borgiano.

La vendemmia della Vernaccia comprende una fase molto interessante che la differenzia da tutti gli altri prodotti spumantizzati: in una prima fase, una parte dei grappoli di Vernaccia Nera viene fatta appassire in appositi fabbricati e lasciati esposti alle escursioni termiche.

Successivamente, a gennaio, vengono pigiati e aggiunti al mosto di ottobre (per almeno il 40% del volume totale) dando via ad una seconda fase di fermentazione che arricchisce il mosto di sapori e aromi unici e che ne determina la trasformazione in spumante naturale. 

La Vernaccia rossa era molto amata da Dante che addirittura cita questa sua preferenza nel canto XXIV del purgatorio scrivendo “…e purga per digiuno le anguille di Bolsena e la Vernaccia”

L’olio di Cartoceto

Questo è anche il periodo della raccolta delle olive. Tra i tanti oli delle Marche vi parliamo di quello di Cartoceto, detto anche l’oro delle Marche, perché l’unico ad essere insignito della Denominazione di Origine ProtettaCartoceto, piccolo borgo marchigiano in Provincia di Pesaro-Urbino, disposto a ventaglio sulle pendici di un colle, è riconosciuto come Città dell’Olio d’Italia.

La reggiola, il frantoio, e il leccino donano a questo olio, particolarmente adatto su crostini di pane o come condimento di piatti a base di pesce o verdure, il suo tipico colore verde intenso attraversato da riflessi giallo d’orati.

Cartoceto dedica annualmente al suo prodotto, nel mese di novembre, una frequentatissima mostra-mercato dell’Olio Dop che attira moltissimi visitatori, rimandata al prossimo anno a causa del covid.

Monte San Martino e la mela rosa dei Monti Sibillini

Monte San Martino oltre ad essere culla dei capolavori dei pittori rinascimentali Carlo e Vittore Crivelli è anche un tesoro gastronomico. È qui infatti che viene raccolta la mela rosa, piccola, rotonda e leggermente schiacciata ai poli, sicuramente meno appariscente delle mele presenti sul mercato, ma molto ricercata per il peculiare sapore acidulo e zuccherino. Si tratta di un frutto autoctono della zona dei Monti Sibillini, che conserva tutta la sua genuinità e naturalezza poiché la pianta è molto resistente e pertanto non richiede particolari trattamenti antiparassitari.

Questa varietà che stava scomparendo, è tornata ad essere coltivata grazie all’azione congiunta dell’Unione Montana dei Monti Azzurri, la Regione Marche, l’Università Politecnica delle Marche ed il Consorzio di tutela della mela rosa. In suo onore si tiene ogni anno, a Monte San Martino, nel mese di Novembre, la Festa della mela rosa dove è possibile acquistare il prodotto direttamente dagli agricoltori locali. Quest’anno la festa non si terrà a causa del covid ma, chi vorrà, potrà visitare questo splendido borgo dedicato a San Martino.

Leggi anche –> 10 cose da fare e vedere a Monte San Martino

Il lonzino di fico

Nelle Marche la tradizione di San Martino vuole che si acquisti il “Lonzino di Fichi”, un prodotto tipico marchigiano a base di fichi secchi, mandorle, cacao, con sapa e mistrà appena prodotti. Chiamato anche lonzetta, salame o lonza di fico, questa preparazione nasce dalla necessità di far mantenere i fichi che abbondano nelle nostre campagne, fino a inverno inoltrato. Per questo motivo si facevano seccare questi prelibati frutti e poi si impastavano con altri ingredienti disponibili come le mandorle, le noci o le nocciole e si “insaporivano” con la sapa o con il Mistrà.

Foto di chantal_et_moi da Instagram

In alcune versioni l’impasto viene poi ricoperto con le foglie di fico precedentemente sbollentate in acqua e poi legate con del filo di cotone o di lana. Il lonzino di Fico è prodotto soprattutto in Vallesina, una zona della provincia di Ancona compresa tra i Castelli di Jesi ed il mare Adriatico.

Info utili

Foto di copertina di Maria Uspenskaya dal contest “Porta le Marche nel mondo con le tue foto”

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