Risorgimarche: la comunità degli uomini liberi che ricominciano in cammino

Non è un evento, non ha un protagonista, non è una passeggiata, non raccoglie soldi, non racconta storie. Risorgimarche è …. la comunità, la comunità degli uomini liberi, la comunità degli uomini liberi che ricominciano, la comunità degli uomini liberi che ricominciano in cammino.

Visto da fuori Risorgimarche appare uno stratagemma originale di un artista famoso per mantenere l’attenzione sulle Marche colpite dal sisma e riportare gente nei territori interessati. Ma se scegli la strada della curiosità, intelligente, ottimista, disponibile… beh allora cogli una grande occasione per vivere un’esperienza profonda, prima che assistere ad uno spettacolo musicale di qualità. Così ho fatto io e vi racconto come è andata. Sfogliate la gallery, leggete l’esperienza e in ultimo guardate il video.

 

35 gradi all’ombra, alle 2 del pomeriggio, zaino in spalla si parte: colleghi di lavoro e un nipote dodicenne al primo concerto. Un’ora di auto e fin qui tutto nella norma: per vedere una popstar un’ora sotto il sole ci sta. Si arriva ad un paese dell’entroterra marchigiano, si parcheggia l’auto e ci si mette in fila per continuare in autobus. Le persone si radunano nella piazzola sorridendo, aspettando pazientemente il proprio turno e si va. La navetta percorre sei km iniziando ad addentrarsi nel bosco. Giunta in una radura si ferma e scendiamo: non è necessario consultare cartelli informativi, ci si incammina seguendo chi è già partito. Percorriamo il sentiero di montagna salendo per circa un’ora: il nipote dodicenne va avanti con i colleghi più giovani e meno arrugginiti, suoi nuovi amici. Io e il collega cinquantenne con il mal di schiena, ci impegniamo, facciamo quel che possiamo.

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I quattro chilometri aiutano a mettere da parte il superfluo della quotidianità; i discorsi si fanno lievi, dalle urgenze del lavoro ai ricordi delle passeggiate in montagna da giovani; incroci i sorrisi delle persone che si affiancano nel cammino; arrivi a dimenticare di controllare se c’è campo per la connessione. A tre quarti di strada incontriamo l’isola del gusto, animata da agricoltori con i loro prodotti tipici: dal miele al vino, dal ciauscolo al Varnelli; ora si procede con un saluto, ma al ritorno tutti in massa a fare acquisti.

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E finalmente alle 16 si arriva al luogo del concerto: un grande prato dove le persone si sistemano con stuoie, plaid, piccole tende; il palco è nello stesso prato, sullo sfondo un panorama indimenticabile: dal Conero ai Sibillini lo sguardo si eleva verso l’orizzonte e ti accorgi di respirare. Il gruppo si ricompone, il dodicenne eccitato per i nuovi amici e per il concerto; non ci sono posti numerati, è naturale fare spazio a chi arriva dopo e ti viene spontaneo essere gentile.

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L’umanità che incontri è varia: c’è la ragazza in reggiseno e calzoncini, il pensionato in bermuda e maglia a righe, i bambini in gruppo che corrono senza pericoli, il ragazzo a torso nudo coperto di tatuaggi e cappello di paglia. Si gira per il prato alla scoperta del paesaggio: che paese sarà quello laggiù? Guarda, da qui il Conero si vede dal versante opposto a quello che conosciamo. Poi arriva lui, semplicemente Neri: è “lui” gridano, “eccolo”! prende il microfono, saluta e ringrazia tutti, raccomanda di lasciare il prato pulito, dà qualche info sul posto dove ci troviamo e sui prodotti tipici in vendita e ciao, saluta l’artista del giorno che gratuitamente ha accolto il suo invito ad essere qui, con noi, per cantare.

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E per un’ora e mezzo siamo in cima ad una montagna delle Marche, tutti amici, tutti liberi a cantare: al diavolo il terremoto, lo stress, il caldo, le sovrastrutture che ci ingabbiano ogni giorno. Si canta, si balla, ci si bacia, si cammina verso l’orizzonte, si fotografa (quello sempre….).

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Alla fine l’artista ringrazia per l’esperienza straordinaria e senti che le parole nascono dal cuore, non sono nel solito copione. Ci rimettiamo in marcia, raccolte le carte da buttare e rimesse nello zaino le coperte, rifacciamo la strada a ritroso, con più lentezza; siamo stanchi, ma la fatica è salutare, è il paradigma della vita; ci sentiamo più autentici e apprezziamo il silenzio che ci fa compagnia. 

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Il paesaggio straordinario, le montagne, la musica, la semplicità di Neri, l’entusiasmo dell’artista, le persone con le quali abbiamo condiviso tre ore della nostra vita. Le Marche sono qui, per insegnarci che è facile essere felici.


La tappa raccontata è quella di Cingoli alla Domus San Bonfilio con il concerto di Malika Ayane. Il festival di solidarietà per la rinascita delle comunità colpite dal sisma ideato e promosso da Neri Marcorè continua fino al 3 agosto. Consultate le date su www.risorgimarche.it

Guardate il video dell’esperienza vissuta

Info utili

 

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