Capolavori Sibillini: la mostra a Osimo

“C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce”, una delle frasi più celebri di Leonard Cohen racchiude l’essenza della mostra Capolavori Sibillini, l’arte nei luoghi colpiti dal terremoto, dal 19 febbraio 2017 al 19 novembre  2017, presso Palazzo Campana di Osimo. L’esposizione, con il comitato scientifico presieduto da Vittorio Sgarbi, è promossa da Regione Marche, Comune di Osimo, Rete Museale dei Sibillini, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, Istituto Campana per l’istruzione permanente di Osimo e l’A.S.S.O. – Azienda Servizi Speciali Osimo e 8 Comuni delle Marche: Montefortino, Montefalcone Appennino, Smerillo, Montelparo e Monte Rinaldo per la provincia di Fermo, Montalto delle Marche per la provincia di Ascoli Piceno, Loro Piceno e San Ginesio per la provincia di Macerata.

mostra capolavori sibillini

100 opere provenienti dai luoghi colpiti dal terremoto, per la prima volta visibili tutte insieme, trovano rifugio  nel palazzo storico di Osimo che precedentemente aveva ospitato la prestigiosa mostra Le stanze segrete di Vittorio Sgarbi. Questo luogo-simbolo della bellezza artistica diventa anche un luogo di conservazione e  restauro, un altro passo per ripartire dopo gli eventi sismici che hanno colpito le Marche.

Preservare l’integrità delle opere, valorizzarle attraverso la fruizione e restaurarle quando è necessario sono i fattori fisici che contraddistinguono questa mostra. Ma c’è di più…L’esposizione ha un elemento immateriale che è più forte di ogni altra cosa: la solidarietà. Questa mostra non narra la storia di una comunità ferita ripiegata su se stessa, ha l’obiettivo di presentare al mondo il patrimonio culturale e naturale di un luogo che riparte dall’arte e dal bello. La mostra è viva, respira e dialoga con il pubblico: dalle opere su tela e tavola, ai fossili e minerali dei Sibillini, fino al laboratorio aperto per il restauro.

Foto di Adriano Ciclosi (Mactarini)

Foto di Adriano Ciclosi (Mactarini)

Il percorso espositivo e le opere 

La mostra ha l’obiettivo di far scoprire al grande pubblico i tesori artistici della Rete Museale dei Sibillini e la sua identità territoriale, consentendo al visitatore di conoscere le ricchezze del territorio ed acquisire consapevolezza che l’arte e la  bellezza di questi luoghi suggestivi vanno preservati ed esplorati. Il percorso espositivo è suddiviso in sei sezioni  in base ai luoghi di provenienza delle opere. In questo articolo abbiamo deciso di riportare una mini-guida alla mostra…Scoprendo in anteprima alcune opere in mostra, non potrete fare a meno di vederla!

La sezione I è dedicata alla Pinacoteca civica Fortunato Duranti di Montefortino, tra le tante opere esposte troviamo quattro nuclei tematici riguardanti Corrado Giaquinto e Cristoforo Unterpergher, oltre ad una selezione di nature di morte d’artisti come Spadino, Munari e lo stesso Fortunato Duranti. Proprio da questa Pinacoteca di Montefortino proviene l’immagine- guida della mostra: la Maga “Sibilla” dipinta da Corrado Giaquinto, artista della scuola napoletana del Settecento.

Nella Sala Gentili, che rappresenta la sezione II della mostra, sono esposte le opere provenienti dall’omonima Pinacoteca Civica “Scipione Gentili” di San Ginesio , tra queste la tela di Simone De Magistris  Pietà e i Santi Sebastiano, Bartolomeo, Ginesio e Rocco (1594) proveniente chiesa di Santa Maria della Pietà e la Copia da Raffaello Sanzio Madonna del Divino amore (Madonna col Bambino, S. Giovannino, S. Elisabetta e S. Giuseppe), del XVI secolo dalla chiesa di Santa Maria delle Macchie.

L'opera di Simone De Magistris e la copia di Raffaello

L’opera di Simone De Magistris e la copia di Raffaello

La sezione III è ricca di capolavori che provengono da Montelparo, Montalto delle Marche e Loro Piceno; tra le opere esposte la Madonna in Trono con Bambino e Santi di Vincenzo Pagani prima situata nella chiesa di Santa Lucia a Montalto delle Marche (frazione Porchia) e la magnifica  pittura su rame Natività di N.S. e adorazione dei Magi di Sebastiano Ghezzi.

L'opera di Vincenzo Pagani e quella di Filippo Ricci

L’opera di Vincenzo Pagani e quella di Filippo Ricci

La IV sezione è dedicata al Papa Sisto V, alla sua patria carissima Montalto ed alla sua singolare vicenda nello Stato Ecclesiastico nei secoli XVI- XIX. Le opere erano conservate nel  Polo Museale “Città di Sisto V” e dal Museo Sistino Vescovile, tra queste la splendida Pianeta di Sisto V,  un parato della metà del XVI secolo donato dal Papa alla città: questo tessuto è finemente decorato in raso di seta rossa con trame lanciate in fili d’oro.

Medagliere sistino proveniente dal Polo museale "Città di Sisto V"

Medagliere sistino proveniente dal Polo museale “Città di Sisto V”

L' abito del magistrato e l'albero genealogico di Sisto V, opere provenienti dal Polo Museale "città di Sisto V"

L’abito del magistrato e l’albero genealogico di Sisto V,  provenienti dal Polo Museale “città di Sisto V”

La V sezione intitolata Lo scrigno emerso dal mare – Montefalcone Appennino e Smerillo, è dedicata alla nascita dei Sibillini e si sviluppa lungo il corridoio che attraversa le sale espositive. In questa sezione vi sono quattro teche in cui sono esposti un esemplare di ammonite in quanto fossile guida che troviamo nei Monti Sibillini, un esemplare tra i più bei fossili del Pliocene Inferiore caratteristico del territorio di Montefalcone Appennino e di Smerillo. Siete pronti a tuffarvi in un viaggio che vi porterà indietro nel tempo fino alla nascita dei Monti Sibillini? In questa parte della mostra scoprirete la forza viva della terra anche attraverso un approfondimento didattico sull’utilizzo che da secoli fa l’uomo di particolari minerali nella produzione dei pigmenti pittorici. In questa parte troverete esposti anche alcuni minerali fluorescenti che provengono dal Museo Comunale dei Fossili e dei minerali di Montefalcone Appennino, tra i più ricchi e belli d’Italia.

La sezione VI , intitolata L’arte riparata – laboratorio di restauro dei Capolavori Sibillini, è un vero e proprio laboratorio di restauro fruibile al pubblico con un programma calendarizzato durante tutta la durata dell’esposizione, con una funziona didattica e di sensibilizzazione alle problematiche di conservazione delle opere.

Il laboratorio "L'Arte Riparata" allestito all'interno di Palazzo Campana, Osimo

Il laboratorio “L’Arte Riparata” allestito all’interno di Palazzo Campana, Osimo

Iniziative di valorizzazione

Durante il periodo in cui la Rete Museale dei Sibillini è ospitata ad Osimo, sono previste molteplici iniziative con l’obiettivo di promuovere il territorio come testimonianza dei valori ambientali ed artistici e come spazio di valorizzazione del patrimonio culturale dei Sibillini. Il focus principale è la conoscenza delle ricchezze storico, artistiche e ambientali di questo luogo, nell’intento di rendere il settore museale un vero protagonista dell’economia e della comunità montana, custode delle tradizioni e della cultura, così come dell’ambiente e delle risorse naturali. Per conoscere in anteprima tutti gli eventi, vi invitiamo a seguire la fan page ufficiale della mostra Capolavori Sibillini 

Info utili

Regione Marche, Comune di Osimo, Rete Museale dei Sibillini, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche e Istituto Campana per l’istruzione permanente di Osimo hanno firmato un protocollo d’intesa in cui si stabilisce che il Comune di Osimo, per un periodo in cui le sedi espositive resteranno chiuse in quanto interessate da lavori di ripristino e recupero, ospita la Rete Museale dei Sibillini, ricadente nei Comuni di Montefortino, Montefalcone Appennino, Smerillo, Monte Rinaldo, Montelparo, Montalto delle Marche, Loro Piceno e San Ginesio.
La Rete Museale dei Sibillini, costituita nel 2013, ha tra gli obiettivi principali quello di mantenere unito il proprio patrimonio culturale ed artistico in un unico progetto che vede affidare al Museo il ruolo di protagonista, quale strumento di sviluppo culturale del territorio e di coesione sociale, anche nel periodo difficile in cui le collezioni saranno trasferite lontano dai territori di origine per essere messe in sicurezza, finché non saranno ripristinate le condizioni di tutela e valorizzazione nei luoghi d’origine

 

 

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