Bianco, rosso e… Verdicchio: le 5 Docg delle Marche

C’è chi lo preferisce rosso, chi bianco e chi… rosé, chi lo gusta su un perfetto calice dopo averne ammirato il colore, apprezzato l’aroma e il profumo e averlo fatto scorrere in bocca e chi invece, molto più semplicemente, lo trangugia tutto d’un fiato con un bicchierino da osteria, che si rompe difficilmente, perché si sa: uno tira l’altro.

Stiamo ovviamente parlando del vino, quella bevanda così tanto ricercata dai turisti ma anche dagli abitanti del territorio, che diventano via via gelosi della propria denominazione, del proprio vitigno.

Allora ci perdonerà, Carlo Verdone, se parafrasiamo il titolo di uno dei suoi film più di successo, ma ci sembra davvero appropriato quando parliamo del “nettare dei dei” che qui da noi è di casa! Accompagnato ad un ottima carne o una grigliata di pesce, scelto come aperitivo o abbinato al buonissimo ciauscolo. Insomma, non c’è che l’imbarazzo della scelta, una scelta che, nelle Marche è molto articolata, considerato che ne esistono ben 20 denominazioni d’origine (di cui 5 Docg e 15 Doc), estesi su una superficie di circa 17mila ettari.

Un vigneto nella provincia di Ancona (© Francesco Saverio Russo da Fb)

Un vigneto nella provincia di Ancona (© Francesco Saverio Russo da Fb)

Oggi vi “serviamo” le 5 Denominazioni di Origine Controllata a Garantita (Docg), ovvero il Conero Riserva, l’Offida (Pecorino, Passerina e Rosso), il Verdicchio di Matelica Riserva, la Vernaccia di Serrapetrona e Castelli di Jesi Verdicchio Riserva, composte ognuna da almeno l’85% del vitigno caratteristico della denominazione con l’aggiunta del 15% di altre uve idonee alla coltivazione nelle Marche. “Immergetevi” nella lettura ma… con moderazione!

 Conero Riserva: il “rubino” da incontrare

Il colore rosso intenso del mosto nelle primissime fasi dopo la raccolta

Il colore rosso intenso del mosto nelle primissime fasi dopo la raccolta

Il Conero Riserva Docg è solitamente di un colore rubino, brillante, profondo, intenso, impenetrabile, insomma non c’è che da scegliere. Gli esperti dicono che la selezione delle uve è affidata all’esperienza che indica le particelle della vigna in posizione migliore, coltivate esclusivamente sulle dorsali del monte Conero, a cui segue una raccolta delle uve posticipata rispetto alla doc. Questo particolare vino deve essere ottenuto dai vitigni del Montepulciano. E’ un vino di grande struttura da bere dopo due anni di invecchiamento maturato in botte grandi e piccole, anche se è spesso perfezionato con un ulteriore affinamento in bottiglia. Si abbina a piatti a base di carni cotte alla brace, in particolare alla cacciagione arrosto al profumo di alloro. Si apprezza anche con i salumi, i pecorini e tutti i formaggi stagionati.

Il Rosso

Il Rosso Conero Riserva, negli scatti degli utenti di Instagram

Troviamo riferimenti di questo vino in un libro del 1596 scritto dal medico di Papa Sisto V oppure grazie a Giacomo Leopardi, che in alcuni suoi versi meno conosciuti parla del vino e dell’ubriachezza e fa riferimento ai vini prodotti sulle pendici del monte Conero.

Le terre del Rosso Conero Doc e Conero Riserva sono: Ancona, Offagna, Camerano, Sirolo, Numana e parte dei comuni di Castelfidardo e Osimo.

Offida: indimenticabile e “cacciadebiti”

Rosso, Pecorino e Passerina: sono tre i vini compresi nella denominazione di origine controllata e garantita Offida, espressioni di un territorio che esalta al meglio le potenzialità di vitigni autoctoni come il Pecorino e il Passerina.

La fase della raccolta in una vigna nei dintorni di Offida

La fase della raccolta in una vigna nei dintorni di Offida

L’Offida Pecorino (almeno l’85% dall’omonimo vitigno) è un vino con buon livello di acidità e struttura, colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, profumo caratteristico e gradevole, con note di fiori bianchi, ananas, anice e salvia; in bocca è secco, caratteristico, sapido, fresco e con un retrogusto persistente. Questo vitigno ha rischiato seriamente l’estinzione, nonostante le sue ottime proprietà organolettiche. Si abbina bene con il brodetto, soprattutto nel caso in cui il vino abbia sopportato un affinamento di almeno un anno.

L’Offida Passerina si vinifica da uve del vitigno Passerina. Si presenta di colore giallo paglierino con riflessi dorati; al naso offre un bouquet gradevole con note di frutti a polpa gialla e sentori agrumati, al palato un sapore secco, tipico, caratteristico e fresco. E’ un vitigno autoctono delle Marche, e i contadini di una volta erano soliti chiamarlo cacciadebiti o pagadebiti, perché ha una resa piuttosto alta.

I tipici vini di Offida e una delle vedute mozzafiato

I tipici vini di Offida e una delle vedute mozzafiato

L’Offida Rosso, infine, si ottiene da uve Montepulciano. Deve essere sottoposto a un periodo di invecchiamento obbligatorio di 24 mesi, 12 dei quali in legno, più altri tre di affinamento in bottiglia. E’ un vino dal colore rosso rubino che tende al granato con la maturazione; il profumo è complesso, con sentori di frutti rossi, liquirizia e cioccolato, il sapore secco, armonico, tipico, morbido e ampio.

I vini a denominazione di origine controllata e garantita Offida si producono nella parte meridionale delle Marche, in un’area che si estende fra le provincie di Ascoli Piceno e di Fermo.

Offida

L’uva e il vino Offida Rosso

 Verdicchio di Matelica Riserva: laddove una volta c’era il mare

Non dici Marche se non dici Verdicchio! E’ prodotto nelle colline maceratesi vicine a Matelica e fino al comune di Fabriano. Si ottiene con uve del vitigno Verdicchio. Si presenta con un colore giallo paglierino, ha eleganti profumi ed è generalmente corposo e di buona struttura. Da disciplinare deve essere invecchiato almeno 18 mesi. Può essere utilizzato come aperitivo o abbinato a piatti di pesce o a primi piatti con condimenti vegetali o di mare. Si accompagna spesso a zuppe di pesce e a pesci al cartoccio o al forno; è ottimo anche con le carni bianche. E’ un vino prodotto in collina ma che risente dell’influenza del mare, considerato che, nell’era preistorica, il mare arrivava fin lassù, per questo ha una particolare sapidità.

Alcune fasi della vendemmia del Verdicchio

Alcune fasi della vendemmia del Verdicchio

Vernaccia di Serrapetrona, la prima delle Marche

La Vernaccia di Serrapetrona è stata la prima Docg delle Marche ed è riservata al vino spumante secco e dolce. Nel vigneto domina il vitigno autoctono Vernaccia Nera.  Si produce in tutto il territorio del comune di Serrapetrona e parte dei comuni di Belforte del Chienti e di San Severino Marche. La resa massima di uva ammessa per la produzione non deve superare le 10 tonnellate per ettaro. La storia di questo vino si intreccia con quella di Serrapetrona, un borgo medioevale, arroccato sulle colline, a circa 500 metri d’altezza, con circa 1.000 abitanti. La storia narra che, nel Medio Evo, un mercenario polacco, attratto dalla Vernaccia prodotta nella zona, esclamasse: “Domine, Domine quare non Borgianasti regiones nostras” (Signore, Signore, perché non hai fatto le nostre terre come Borgiano? – Borgiano è una frazione del Comune di Serrapetrona).

Grappolo di Vernaccia di Serrapetrona e una spettacolare veduta

Grappolo di Vernaccia di Serrapetrona e una spettacolare veduta

E’ consuetudine sorseggiare la Vernaccia di Serrapetrona con il dessert: esalta la pasticcera secca e i biscotti. Secondo la tradizione si offriva polenta di mais condita con la “sapa” e Vernaccia spumeggiante. Oggi viene anche apprezzata nel suo accostamento, nella tipologia secco, a formaggi piccanti e semiduri, oltre che a carni più sostanziose, a bolliti salsati e alla mostarda di frutta.

La Vernaccia di Serrapetrona ha il suo primato: è l’unico al mondo che si ottiene mediante tre fermentazioni!

Castelli di Jesi Verdicchio Riserva: il più premiato d’Italia

Il Verdicchio di Jesi è di gran lunga il più “popolare” della nostra regione. E’ prodotto nella valle dell’Esino, nella zona di Jesi in particolare. Esprime il grande potenziale che caratterizza e distingue uno dei più grandi vini bianchi italiani e non solo. La selezione delle uve avviene in vigna privilegiando le particelle che l’esperienza del viticoltore segnala come ottimali per completare una maturazione che nelle annate favorevoli arriva ai limiti di una vendemmia tardiva.
Dalle percezioni olfattive delicatamente fruttate, tipiche del verdicchio giovane, successivamente il bouquet vira verso note vegetali e minerali in continua evoluzione, anche oltre i dieci anni dalla vendemmia, mantenendo un colore tenue dalle ”nuances” verdoline, luminosissimo a dispetto degli anni trascorsi, come si conviene ai grandi vini. Tra i profumi caratteristici spicca l’inconfondibile sentore di mandorla e, spesso, le note di fiori bianchi, gialli e agrumate. Si può abbinare a tutti i piatti della cucina marchigiana e molti piatti di pesce. Si accosta molto bene anche alle carni bianche con salsa, purché non siano eccessivamente grasse, oppure ai funghi e ai formaggi.

Il Verdicchio di Jesi

Il Verdicchio di Jesi Riserva

E’ considerato uno dei migliori vini bianchi del mondo, e in Italia è il vino bianco più premiato in assoluto dalle varie guide di settore: in pratica la sua fama non ha confini!

Dal 28 settembre al 1° ottobre la vicina città di Cupramontana organizzata l’80^ edizione della Sagra dell’Uva, la più antica delle Marche: stand, carri, importanti ospiti e, ovviamente, il Verdicchio, saranno i protagonisti indiscussi. Da non perdere! Maggiori info qui >>

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Annata molto buona, visto il forte caldo

Nonostante l’annata difficile registrata in tutt’Italia con temperature eccezionali che porteranno ad una riduzione della produzione di circa il 30%, si spera comunque che il 2017 porti a risultati più che buoni.

I numeri delle Marche

Per chi ama le cifre, secondo l’ultimo censimento dell’agricoltura (2010) il comparto regionale conta circa 14.190 su 17.500 ettari di vigneto (1,2 ettari la superficie media aziendale) per una produzione media nell’ultimo quinquennio di circa 1.000.000 di ettolitri di vino.

Si ringrazia

Si ringrazia per la gentile collaborazione il sommelier Enzo Torelli.

Per saperne di più:

 

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