Alla scoperta del Monte Nerone, tra cascate, grotte e… birra

Il Monte Nerone, nella provincia di Pesaro e Urbino, tocca i 1525 m di altezza e altre tre montagne, deve il suo nome a leggenda o storia (una fumata nera dal fosso dell’Infernaccio? il console romano Claudio Nerone? il ritrovamento di una statuetta?), ospita una rara coppia di Aquila reale e… diversi birrifici. Conosciamolo insieme al Ponticello, agenzia di viaggi esperta in trekking e natura.

Morfologia e storia, da un forte terremoto al “sanguinario”

Ci troviamo nel settore nord dell’Appennino Umbro-Marchigiano, a poca distanza dal valico con l’Umbria di Bocca Serriola. Con i suoi 1525 m di altezza il Monte Nerone è un vero “massiccio” in quanto, oltre alla vetta principale, ne comprende alcune minori come il Monte del Pantano (1427m), la Montagnola (1486m) e il Cimaio (1227m), indicate procedendo dalla cima principale in direzione sud.

Trekking sui Ruderi dei Muracci

Trekking sui Ruderi dei Muracci

Ma da dove viene il nome di questo monte? La sua origine è incerta, esistono diverse ipotesi e leggende. Alcuni abitanti ricordano che fu battezzato in questo modo quando, in seguito ad un forte terremoto, uscirono delle fumate nere dal Fosso dell’Infernaccio. Senza dubbio l’ipotesi più suggestiva è quella che vuole l’origine del nome legata al console romano Claudio Nerone che qui avrebbe radunato le sue legioni prima della famosa Battaglia del Metauro (anno 207 a.C.) in cui sconfisse i cartaginesi. Un’ipotesi più verosimile lega il nome di questo monte al ritrovamento di una statuetta del dio Marte, avvenuto durante i lavori di costruzione del centro trasmissione RAI sulla vetta. Secondo gli studi che sono stati fatti, questo luogo sarebbe stato consacrato al culto di “Mars Nero”, da cui avrebbe tratto origine il nome della montagna. “Nero” nella lingua dei popoli umbri, significherebbe valoroso, sanguinario.

A fare da confine al massiccio sul lato nord sono il torrente Biscubio ed il fiume Candigliano, noto anche per essere il responsabile della formazione della Gola del Furlo situata più a valle. A segnarne il confine a sud è fiume Bosso.

La Cascata della Gorgaccia (Foto @ Wilson Santinelli)

La Cascata della Gorgaccia (Foto @ Wilson Santinelli)

Questi luoghi umidi, oltre che essere dei piccoli paradisi naturali, rappresentano delle straordinarie oasi di frescura dove trovare riparo dalla calura estiva.

Vi consigliamo dunque queste due esperienze: Trekking acquatico nel Biscubio e Piscine, canyon e cascate naturali nella Gola del Bosso.

La roccia e le numerose grotte naturali

La particolare conformazione di questa montagna calcarea, gli ha valso una fama internazionale: ripide pareti rocciose, forre straordinarie, formazioni carsiche e una grande varietà di grotte ne fanno infatti una destinazione ambita da speleologi ed escursionisti.

Tra le grotte più spettacolari si segnalano la Buca delle Tassare, la più profonda delle Marche, la Buca grande o Buca della Neve, un inghiottitoio a pozzo di 40 m frutto dei fenomeni carsici che veicolano le acque verso misteriosi reticoli sotterranei, e la grotta degli Orsi che prende il nome dalla grande concentrazione di scheletri ed ossa di Orso delle caverne qui ritrovati.

Panorama autunnale dal Monte Nerone

Panorama autunnale dal Monte Nerone (Foto © Claudio Bruscoli)

L’Orso delle Caverne, un antenato dei grandi plantigradi che abitano oggi l’Abruzzo, aveva un legame stretto con le grotte di cui il Nerone è assai ricco, in quanto le utilizzava come luoghi di svernamento o per l’allevamento dei piccoli, trovandosi spesso a competere con l’uomo primitivo per questi ambiti ripari.

E ancora troviamo la grotta del Drago, così chiamata poiché durante l’inverno dalla sua piccola apertura esce un getto di vapore che ricorda lo sbuffo di un drago. Altrettanto suggestive sono la grotta dei Cinque Laghi che presenta numerosi laghi sotterranei, e la grotta dei Prosciutti, un nome che deriva dalle grandi stalattiti sospese alla sua volta che ricordano tanti prosciutti appesi a stagionare.

La Grotta dei Prosciutti

La Grotta dei Prosciutti

Di grande interesse sulle pendici meridionali del Nerone, a poca distanza dal paese di Pieia, è la presenza di un singolare arco di roccia che domina un’enorme voragine a forma di campana. Si tratta dell’arco di Fondarca, un fenomeno di “carsismo di crollo”: migliaia di anni fa l’intero complesso era una grotta nelle viscere della montagna, alla quale poi è crollata la volta superiore, cioè “il tetto”, in seguito a fenomeni erosivi e sismici.

L'arco di Fondarca (Foto @ Michela Ricci)

L’arco di Fondarca (Foto @ Michela Ricci)

Foto © Michela Ricci

Foto © Michela Ricci

Trovate qui la possibilità di seguire l’esperienza delle Meraviglie notturne con Astrofilo: San Lorenzo all’Arco di Pieia!

Le cascate naturali che tolgono il fiato

Come capita in ogni massiccio calcareo, permeabile all’acqua, i torrenti sono poco visibili, ma durante la stagione umida animano le strette gole con alte cascate tra le quali ricordiamo quelle del Rio Vitoschio, del Fosso della Cornacchia, di Pian dell’Acqua e del Fosso Pisciarello.

Da segnalare il Fosso di Monte Nerone che si origina a quota 1300 m e che nella parte alta attraversa l’imponente forra della Valle dell’Infernaccio, lungo i cui versanti si trovano rocce a picco, cascatelle e uno splendido arco di roccia detto Foro della Madonna o Balza Forata, in quel paradiso naturale chiamato Val d’Abisso. Una leggenda narra che l’immagine della Vergine, volando sopra il Monte Nerone, per superare questa roccia sporgente l’avrebbe perforata con una paglia per spingersi fino al santuario di Santa Maria in Val d’Abisso, passando indenne tra pietre e tizzoni ardenti lanciati da pastori e carbonai, impauriti e ignari della natura divina dell’apparizione.

Val d'Abisso (Foto © Wilson Santinelli)

Val d’Abisso (Foto © Wilson Santinelli)

La Val d’Abisso e la Balza Forata saranno meta dell’escursione Cascate, grotte, balze e gole del Nerone: la Val d’Abisso.

La cascata Val d'Abisso (Foto © Wilson Santinelli e © Michela Ricci)

La cascata Val d’Abisso (Foto © Wilson Santinelli e © Michela Ricci)

Flora, fauna e testimonianze storiche

Tra le presenze di spicco del massiccio del Nerone segnaliamo una coppia della rara Aquila reale, grande rapace che da sempre nidifica tra i dirupi più appartati e tranquilli del monte. Tra le specie di grande interesse naturalistico del massiccio troviamo la curiosa Coturnice, una sorta di piccolo fagiano di montagna che forma piccole nuclei dette brigate per resistere ai duri periodi invernali: l’unione fa la forza!

E se i boschi in quota sono costituiti da faggete gestite a ceduo (dal latino caedo=taglio) periodico, le aree prative sommitali sono soggette a sfalcio e all’utilizzo come pascolo per bovini ed equini. Il risultato di questo tipo di gestione sono ogni anno delle straordinarie fioriture di narcisi ed orchidee. Buona parte del massiccio infatti è area floristica protetta, in cui troviamo piante rupicole rare o molto rare come il Crespino, un piccolo arbusto spinoso. Su Nerone vi è anche il Brugo, una ericacea a fiorellini rosa tipica delle fredde distese prative nordeuropee.

Tramonti

Tramonti invernali dal Monte Nerone e dal Monte del Pantano

Il Monte Nerone è interessante anche per le sue testimonianze storiche e architettoniche. Le prime presenze umane di questi luoghi infatti risalgono al tardo neolitico (circa 5000 anni fa), cui seguirono insediamenti piceni, etruschi e romani. Dall’ottavo secolo d.C. cominciarono a comparire i primi monasteri e dopo l’anno Mille, con l’avvento al potere delle famiglie nobili, si costruirono fortilizi, torri e castelli, le cui vestigia sono visibili ancora oggi ed offrono una testimonianza di antiche faide tra potenti famiglie e delle splendore delle corti rinascimentali. Tra questi, arroccato sulla collina Monte della Croce (551 m s.l.m.), si erge il Castello dei Pecorari dai cui suggestivi ruderi si gode di una spettacolare vista sull’affascinante valle del fiume Candigliano. Il suo nome deriva da una famiglia locale, i Pecorari appunto, ma passò sotto il dominio dei Brancaleoni prima e degli Ubaldini in seguito, le due famiglie che hanno segnato il dominio delle vallate tra Piobbico e Apecchio. Poco distante, e raggiungibile tramite un ripido sentiero, troviamo il Castello dei Mondelacasa, prima residenza dei Brancaleoni, i potenti signori di Piobbico, i cui ruderi detti “Muracci“ si ergono a dominare l’abitato di Piobbico e la selvaggia Gola dell’Infernaccio. E ancora meritano un’escursione i ruderi del Castello della Carda (la “Cardaccia”) dei vicini e rivali Conti Ubaldini di Apecchio e il poco distante crinale del Monte Cardamagna (962 m s.l.m.).

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Apecchio, città della birra

L’area del Monte Nerone è nota anche per un’altra particolarità: sul suo territorio, grazie alle eccellenti acque proveniente dalle sorgenti del massiccio, sono sorti vari birrifici artigianali che hanno fatto della qualità il loro vessillo, e che sono stati premiati nei più importanti contesti internazionali. Il Comune di Apecchio, grazie a questa sua vocazione si è trasformato in “Città della birra”, ed ormai rappresenta un punto di riferimento per gli amanti delle bionde pregiate. Un modo perfetto per concludere un viaggio tra i colori e i sapori di questa terra è A tutta Birra! Cascate e torrenti del Nerone.

Info utili

In copertina: foto @ Claudio Bruscoli

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