Alla scoperta del Monte Catria: itinerari e curiosità

Il Catria, la montagna più alta del tratto appenninico delle Marche che va dai Sibillini alle montagne del bolognese, offre paesaggi ed esperienze uniche da scoprire tutto l’anno. Conosciamolo insieme al Ponticello, agenzia di viaggi esperta in trekking e natura.

Storia delle origini, fino al Paradiso di Dante

Il suo nome deriverebbe dal latino “Cathedra” ovvero “cattedra” intesa come seggiola più alta, per via della forma concava della “sella” che si trova tra le due vette del comprensorio, l’Acuto e il Catria appunto. La presenza della Strada Consolare Flaminia, che si snoda alle sue pendici, è testimonianaza del fatto che questa montagna fosse un riferimento geografico per i viaggiatori. La Gola del Burano, che costituisce il confine nord del Monte Catria, appariva come la migliore via di collegamento della costa Adriatica con Roma, come evidenziato dal Ponte Grosso, ponte a due arcate risalente al I secolo a.C. situato proprio ai piedi del massiccio.

Il Fiume Burano (Foto © Claudio Bruscoli)

Il Fiume Burano (Foto © Claudio Bruscoli)

E qui nella gola, se amate ripararvi dalla calura estiva nei torrenti, ecco l’evento che fa al caso vostro, il prossimo 17 giugno:
“Trekking acquatico: piscine naturali del Burano”

Ma il Catria gode di un posto d’onore anche in letteratura. Dante cita il monte nel Canto XXI del Paradiso della Divina Commedia:
«Tra ‘ due liti d’Italia surgon sassi,
e non molto distanti a la tua patria,
tanto che ‘ troni assai suonan più bassi,

e fanno un gibbo che si chiama Catria,
di sotto al quale è consecrato un ermo,
che suole esser disposto a sola latria
».

Fonte Avellana, un monastero immerso nella natura

Secondo gli Annales Camaldulenses, il nel 1318 il Poeta sarebbe stato in visita a Gubbio e, sempre in quell’anno, sarebbe stato ospitato a Fonte Avellana, al tempo un eremo abitato da una congregazione indipendente di monaci chiamati Avellaniti.

L'Eremo di Fonte Avellana

L’Eremo di Fonte Avellana (Foto © Il Ponticello)

Santa Croce di Fonte Avellana è un monastero millenario situato a 700 metri sul livello del mare in una meravigliosa conca tra balze rocciose e folte faggete. Il suo primo nucleo risale approssimativamente al 980 d.C. quando una piccola comunità di eremiti scelse di dimorare in questa boscosa insenatura del Catria circondata da alberi di nocciolo (le avellane) e dalla sorgente d’acqua da cui prende origine il nome. Lo sviluppo di Fonte Avellana iniziò con San Pier Damiani, figura chiave del monachesimo occidentale che visse e operò nell’XI secolo, ed al cui operato si deve non solo il nucleo originario della costruzione, ma anche l’impronta spirituale, culturale e organizzativa che resero l’eremo un centro d’attrazione e di diffusione della vita monastica.

Il Monte Catria innevato (Foto © Il Ponticello)

Il Monte Catria innevato (Foto © Il Ponticello)

Il monastero di Fonte Avellana sarà l’oggetto delle nostre escursioni “Tuffo nel canyon e in lanterne all’antico monastero”, il 19 agosto, e del “Trekking delle Tre Abbazie millenarie”, il 24 settembre.

Monte Catria con visuale verso il Monte Acuto (Foto © Il Ponticello)

Monte Catria con visuale verso il Monte Acuto (Foto © Il Ponticello)

I monasteri in epoca medievale furono non solo centri di potere politico e spirituale ma anche scientifico: l’Hortus simplicium è lo spazio in cui curare con i “semplici”, cioè quelle erbe officinali da cui trarre i principi attivi offerti dalla natura. L’orto dei monasteri è un luogo protetto e privilegiato in cui coltivare e studiare nel silenzio e nella quiete totale le piante utili al sostentamento e alla salute dell’intera comunità.

E’ quanto scopriremo nella nostra escursione dedicata a “Piante e Veleni”, il 14 maggio, e nella “Notte delle Streghe, erbe magiche del Monte Catria”, il 24 giugno.

I veri “abitanti” del Monte Catria

Il Catria però non è solo spiritualità, è anche natura selvaggia come testimoniato dalla presenza di una coppia della rara Aquila reale che da sempre nidifica tra i dirupi della “Balza dell’Aquila” parete verticale sospesa sulle sorgenti del fiume Cesano a pochi passi dal confine tra Marche ed Umbria. Tra le tante specie di grande interesse naturalistico del massiccio troviamo la curiosa Coturnice, una sorta di piccolo fagiano di montagna, il Gracchio corallino, un raro corvide di alta montagna, e un piccolo nucleo di Mufloni, pecora selvatica dalle corna a spirale originaria di Sardegna e Corsica, frutto di un’introduzione degli anni ’70.

Il Catria (foto a sinistra @giovannini_jonathan by Instagram, foto a destra @mactarini by Instagram)

Il Catria (foto a sinistra @giovannini_jonathan by Instagram, foto a destra @mactarini by Instagram)

Il Cavallo del Catria

E ancora, i continui contatti con le genti della Maremma toscana, dovuti soprattutto alle attività dei carbonari, spiegano l’introduzione e l’influenza nella popolazione equina locale di cavalli maremmani che ha dato luogo ad una razza locale chiamata “Cavallo del Catria”. Negli anni del dopoguerra i branchi di equini si ridussero di molto ma la popolazione originaria, di derivazione maremmana, resistette nelle zone di montagna adatte al pascolo brado dei cavalli. Il cavallo del Catria è un animale robusto e rustico, idoneo al pascolo in aree marginali come i prati sommitali del massiccio e, mentre un tempo era utilizzato nei lavori agricoli montani, ora è prevalentemente sfruttato per la produzione di carne.

Il Cavallo del Catria (foto a sinistra © Il Ponticello, a destra @ceccarellisusanna by Instagram)

Il Cavallo del Catria (foto a sinistra © Il Ponticello, a destra @ceccarellisusanna by Instagram)

Questo e tanti altri gioielli naturali di quello scrigno che è il Monte Catria saranno svelati nelle nostre escursioni “Notte di San Lorenzo: bagno nel fiume ed astrofilo sul Monte Catria”, il 10 agosto.

Un’esperienza indimenticabile a 1701 metri: la croce del Catria

Il Catria è una montagna che va meritata passo dopo passo. La vetta, situata a quota 1701 mslm, ospita un’enorme croce la cui storia risulta essere alquanto travagliata. L’originale fu collocata in occasione dell’Anno Santo del 1900 per volere dell’allora pontefice Papa Leone XIII che espresse l’idea di un solenne omaggio al Redentore. Ciò si tradusse nel posizionamento di 20 croci su alcune delle principali vette italiane. Tra queste venne scelto il Catria e il Comitato locale di Cagli, nell’arco di un anno, raccolse i fondi tra le diocesi di Marche e Umbria coinvolte nel progetto e arrivò alla realizzazione del monumento che fu inaugurato il 22 agosto del 1901. Nel 1907 però la potenza degli elementi naturali la distrusse parzialmente. La croce che possiamo osservare oggi fu installata nel 1963 e da allora sfida le intemperie e il susseguirsi delle stagioni dall’alto dei suoi 18 m.

Un collage delle foto scattate a quota 1701 metri prese dai Facebook e Instagram (in senso orario: Johnatan Giovannini - Fb, @thomas_gasperoni97 - Inst, msd v.knds vn. sdn.v sd.nv snvd hds vhlk dshjv dhjdsb vjòs vdkj dsòjvbdsjbvòjbsdòjvbòsdjbvdòksjbsvkj vsdkvsd kjvdsb vjdsbvsòkbvòkjvbsòjvdbòvdsjbvsòkjv sòjvsb dsvbjvbvjsdbvsjò sòk sjòvsb

Un collage delle foto scattate a quota 1701 metri (in senso orario: Johnatan Giovannini – Facebook, @thomas_gasperoni97 – Instagram, @raky_cucinaconraky – Instagram, @marcobenss – Instagram)

I prodotti tipici del Catria

Infine, non possiamo parlare del Catria senza citarne gli aspetti enogastronomici: di notevole interesse è la trota del Catria per la quale nel comune di Cantiano è stato fondato un centro di allevamento a fini alimentari. Tra i prodotti tipici del massiccio non possiamo dimenticare le squisite visciole di Cantiano ed il pregiato pane di Chiaserna. Le visciole sono una varietà di ciliegia selvatica che cresce spontaneamente nella zona di Cantiano (e su tutto il terrritorio regionale), e vengono impiegate per la produzione di marmellate, o conservate immerse in sciroppo o liquore. Davvero singolare è il vino di visciole, prodotto tradizionale dell’Alta Marca in cui il vino viene tenuto a macerare tra le visciole e il loro sciroppo. La visciola è stata inserita nell’elenco dei prodotti tradizionali delle Marche. E infine citiamo il pane di Chiaserna, prodotto in questa piccola frazione di Cantiano, anch’esso inserito nella Gazzetta Ufficiale Italiana come prodotto agroalimentare regionale. Il Pane di Chiaserna regolamentato da apposito disciplinare, è ottenuto dalla panificazione di farina di frumento tenero di tipo “0”, lievito naturale, lievito di birra ed acqua delle sorgenti incontaminate di Cantiano, senza aggiunta di additivi, sia per la lievitazione che nell’impasto.

Il Pane di Cantiano e la Visciola (Foto Marche Tourism by Facebook)

Il Pane di Chiaserna e il Vino di visciole (Foto Marche Tourism by Facebook)

E il 1° Maggio conosceremo meglio il vino di visciole, la crescia e il pane di Cantiano, con “Alte vette, crescia e pizza di Chiaserna: Monte Acuto 1668 m”.

Insomma, non resta che allacciare gli scarponi: ci sono tanti passi da percorrere in questa montagna marchigiana e mille sfaccettature da scoprire nei suoi borghi e centri di interesse storico-culturale.

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